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Viterbo, malori dopo vaccino. La testimonianza di una 45enne: “Nessuno sa spiegarli, non farò la terza dose”

B. M.
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Malessere generale, spossatezza, qualche linea di febbre: sono i sintomi più comuni che lamenta chi si è sottoposto al vaccino anti Covid. “Prenda un’aspirina e si riposi”: questa la risposta classica del medico di famiglia. Tutto nella norma, tutto regolare. Ma chi lamenta sintomi per settimane, addirittura mesi, perché ha patologie pregresse, come si deve comportare? “E’ lasciato solo”. A rispondere in modo così lapidario è Alessandra T. viterbese di 45 anni, alle prese con i postumi del vaccino, prima e seconda dose, ormai da maggio. Il problema è che lei è affetta da Lupus e dopo la seconda dose si è praticamente trovata sola ad affrontare tutti i malesseri, spesso gravi, che le sono piovuti addosso.

 

“Mi sono rivolta a tutti gli specialisti, ho effettuato visite su visite ed esami specialistici, senza avere mai una risposta definitiva. Il risultato è che solo due giorni fa sono uscita per una breve passeggiata, dopo settimane a casa per difficoltà di deambulare, spossatezza, fiato corto. Ho anche contattato l’Aifa. Mi hanno risposto chiedendo il numero del lotto del vaccino, l’ho trasmesso e a quel punto mi hanno liquidato con un semplice: ‘buona guarigione’. Insomma, a quanto pare ne devo uscire da sola, e per fortuna il mio datore di lavoro è comprensivo. Dopo la seconda dose, il 30 giugno, ai problemi determinati dalla prima si è aggiunta una forma di asma, giramenti di testa, gambe pesanti, fatica nella respirazione, inappetenza, fiato corto e la sensazione di un macigno sul petto. Inoltre, anche il mio ciclo mestruale è totalmente irregolare. Dopo un mese sono andata dal dottore che, dopo avermi fatto fare una lastra e le analisi, mi ha prescritto il Deltacortene, ma mio malgrado senza alcun beneficio. Mi sono recata due volte al pronto soccorso e tutto risultava nella norma. Poi ho fatto ulteriori accertamenti e analisi per la tiroide, eco tiroidea, eco cardiogramma e, ancora, nessuna anomalia. Quello che vorrei sapere è perché i medici di base non hanno un filo diretto con qualche equipe di specialisti dove indirizzare le persone che hanno avuto problemi. La sensazione spiacevole è quella dell’abbandono perché non c’è nessuno che ti aiuti e ovviamente tutti gli accertamenti sono a carico del paziente. Ciò che mi fa più arrabbiare è che nessuno ne parla. Perché? Le persone dovrebbero avere un punto di riferimento”.

 

Alla domanda su un’eventuale terza dose, risposta lapidaria: “Per nessun motivo al mondo la farei”.