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Viterbo, scuola. Gli studenti del Pilastro restano a piedi

Daniela Venanzi
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Lasciati a piedi e dimenticati. Sono 70 le famiglie che protestano, e che sono arrivate fino alla raccolta di firme per contestare la soppressione dell’autobus della Francigena che al loro quartiere, il Pilastro, permetteva ai loro figli di raggiungere, nel giusto orario, le scuole di appartenenza; i vari licei e istituti presenti in diverse zone della città, dal Buratti, al Paolo Savi e dal Ruffini al Fantappié. A niente è valsa la battaglia portata avanti dalla consigliera Luisa Ciambella che in più occasioni si era fatta portavoce di questo forte malumore tra i cittadini e portato a conoscenza l’amministrazione della raccolta di firme. “Eh sì - spiega la stessa consigliera - ho portato all’attenzione del sindaco questo disagio vissuto dai ragazzi e soprattutto dalle loro famiglie con largo anticipo, ma a quanto pare - sottolinea ancora - non è bastato. E così si comincia l’anno scolastico lasciando a piedi i ragazzi del Pilastro, e soprattutto lasciando da sole le famiglie che dovranno organizzarsi tra mille difficoltà, gente che lavora, persone che devono giustificare eventuali assenze e che in alcuni casi non possono neanche permettersele. Questo significa abbandonare i propri cittadini”. 
 

L’azienda dei trasporti cosa dice?
“La società Francigena con la quale mi sono sentita il 10 settembre, ha ammesso di essere stata avvisata del problema solo il giorno prima. E questo la dice lunga sulla programmazione che viene fatta da questa amministrazione. Non dico che si possa arrivare ovunque, ma quando il problema viene esposto con mesi di anticipo si può pensare ad adeguate soluzioni, alle giuste contromisure. L’anno scorso queste famiglie, per ovviare alla mancanza del bus delle 7,10, si sono organizzate tra mille ostacoli con i genitori che a turno facevano la spola. Ma non può essere che anche per quest’anno si faccia affidamento sulla buona volontà della gente, senza alcun sostegno da parte del Comune”.

 

 

E non è solo questo, la sua denuncia arriva anche per la questione relativa alle condizioni delle fermate nel quartiere Pilastro.
“Certo, sono andata di persona e ho potuto verificare lo stato dei marciapiedi completamente sconnessi e pericolosi, dei pannelli rotti e delle pensiline. Queste ultime sono in condizioni che rasentano l’inutilità completa - insiste la consigliera - non riparano né dal sole né dalla pioggia, in una è ben visibile la panchina di plastica mezza rotta su cui ci si dovrebbe sedere. Ma è tutto il quartiere - conclude Luisa Ciambella - che si trova in uno stato di abbandono totale. Erba alta ovunque. Invaso pure il marciapiede davanti alle Poste. Ho avuto modo di parlare con alcuni residenti e sono veramente esausti. La sensazione di abbandono è totale e la pazienza finita. Considerare un intero quartiere, tra l’altro popoloso come quello del Pilastro, di serie B non fa onore alla città di Viterbo”.