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Viterbo, Covid. Motorizzazione chiusa, silenzio sulla riapertura

Beatrice Masci
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“Vi faremo sapere”: questo si sono sentiti dire gli esaminandi rispediti a casa dalla Motorizzazione civile dopo la scoperta di un positivo tra gli impiegati. Erano tutti lì per l’esame, giunti da ogni parte della provincia e alcuni avevano anche chiesto il permesso al lavoro. Ma sono stati rispediti a casa senza informazioni chiare su quando potersi ripresentare per sostenere l’esame. “Vi faremo sapere”: più di questa generica promessa non hanno ottenuto.

In molti hanno provato, già il pomeriggio di venerdì 10 settembre e poi ancora ieri mattina, a cercare di saperne di più telefonando alla sede. Il problema, però, è che la direzione non è più a Viterbo, ma tutto è accentrato a Roma, per cui, l’unico contatto possibile, è telefonico e con l’Ufficio per le relazioni con il pubblico. E di sabato mattina nulla da fare. Decine di persone restano dunque in attesa di essere contattate per poter sostenere quel benedetto esame per la patente di guida. Il problema è che con la riforma gli uffici periferici della Motorizzazione civile non prevedono più un responsabile in sede, ma solo impiegati. Tutte le decisioni e le informazioni arrivano dalla sede centrale di Roma. Un problema non da poco, e non solo per gli aspiranti conducenti, ma per tutti coloro che si vedono costretti a dover interagire con la Motorizzazione civile per le questioni inerenti l’auto.

E la sede di Roma nord coordina gli uffici periferici di Latina, Frosinone, Rieti e Viterbo. Quello che si sa per certo è che, dopo la scoperta di un positivo tra il personale, comunicato agli esaminandi la mattina di venerdì, i locali dovranno essere sanificati. Resta il problema dell’isolamento delle persone che, all’interno dell’ufficio, hanno avuto contatti con il positivo. Non è escluso, perciò, che la chiusura si protragga per diversi giorni, in attesa delle fine del periodo di isolamento. “Tutte supposizioni - commenta uno dei presenti venerdì mattina in sede - a noi hanno solo detto che ci faranno sapere. Troppo poco”.