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Viterbo, rave. Lamorgese nel mirino di Fdi e Lega: "Dimissioni". E Camilli vuole un milione dallo Stato

M. C.
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Mentre Piero Camilli annuncia una maxi richiesta di risarcimento al ministero dell’Interno per i danni che il rave party di Valentano ha prodotto ai suoi terreni, all’indomani delle rivelazioni del quotidiano La Verità riesplode il caso Lamorgese. Il segretario della Lega Matteo Salvini, parlando con i giornalisti al Salone del Mobile di Milano, ha detto che presenterà un’interrogazione parlamentare “per sapere se il famoso rave party abusivo in provincia di Viterbo è stato accompagnato o tollerato dal ministero dell’Interno. Se così fosse – ha aggiunto il predecessore della Lamorgese al Viminale - le dimissioni dovrebbero arrivare dopo un minuto”. 

 

Ma Salvini non è l’unico a tornare alla carica dopo lo scoop del giornale diretto da Belpietro, che martedì mattina, in un articolo firmato da Giacomo Amadori e da Paolo Gianlorenzo, ha rivelato come la carovana di camper poi approdata sulle rive del lago di Mezzano per dare vita al grande raduno di musica techno sarebbe stata scortata dalle forze dell’ordine su ordine degli uffici centrali della polizia di stato. Si muove anche Fratelli d'Italia. Il deputato viterbese Mauro Rotelli ha depositato una richiesta di informativa urgente “per conoscere la verità” sul rave da parte della ministra dell'Interno, mentre anche il capogruppo al Senato dei meloniani alla Lamorgese ha presentato un'interrogazione: “Riteniamo che vada fatta immediata chiarezza, soprattutto alla luce dell’inchiesta pubblicata in questi giorni da La Verità – dichiara Luca Ciriani - . In particolare viene avanza l’ipotesi che tale evento non sia stato inaspettato ma addirittura annunciato, monitorato e, comunque, non ostacolato al punto che, sempre secondo l’inchiesta pubblicata, sarebbe giunto un ordine dalla centrale operativa di Roma di non bloccare l’afflusso dei mezzi incolonnati e diretti verso la sede scelta per il rave. Ecco, riteniamo che su questo il ministro debba fornire risposte chiare e univoche, e nel caso quanto denunciato da La Verità corrispondesse al vero portare alle sue immediate dimissioni”. 

 

Intanto lo scoop della Verità ha portato nuova acqua e ulteriore rabbia al mulino del già irascibile Piero Camilli, sindaco di Grotte di Castro e proprietario dei terreni nelle campagne di Valentano dove si è svolto il raduno. “Ho messo in mora il ministero venti giorni fa, con una lettera già notificata – ha dichiarato Camilli al quotidiano di Belpietro – e ho chiesto un milione di euro di danni. Questa vostra inchiesta per me è pane. Lì ce li hanno portati e io sono convinto di questo”.  “Lo Stato mi ha lasciato quasi una settimana da solo con 10 mila scalmanati – ha aggiunto l’imprenditore agricolo -. Dentro non c’era un carabiniere, erano tutti a sei-sette chilometri, ai punti di ingresso. I ragazzi entravano e uscivano, facevano quello che volevano . Non è vero che sono andati via perché c’era stata una mediazione delle istituzioni. Se ne sono andati perché avevano finito le droghe. Là dentro c’erano i banchetti come nelle fiere, c’era di tutto”.