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Viterbo, il ladro dei matrimoni si difende: "L'ho fatto per soldi, non ho più il reddito di cittadinanza"

Valeria Terranova
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“L’abito non fa il monaco” è un noto proverbio che viene citato perfino da Alessandro Manzoni nel 19esimo capitolo dei Promessi Sposi nel dialogo tra il Conte zio e il Padre provinciale, dove quest’ultimo prende le difese di Fra Cristoforo, disquisendo sulla “gloria dell’abito”. L’apparenza inganna e il detto sembra calzare a pennello per il 45enne ternano, che lo scorso weekend si è imbucato a un matrimonio vestito di tutto punto, arrivando a bordo di una mercedes smagliante, acchitata con tanto di coccarda e composizione floreale in bella mostra sulla mensola del portabagagli, per poi approfittare dell’apertura del buffet per scassinare le vetture parcheggiate all’esterno di una location da sogno sui Monti Cimini dove si stava celebrando un banchetto nuziale.

 

L’uomo, di origini brindisine ma residente a Terni, era arrivato intorno alle 15 e si era mimetizzato perfettamente tra gli invitati. Dopo aver brindato agli sposi si è diretto con nonchalance nel posteggio e data la mise elegante e un piano (quasi) perfetto, il 45enne probabilmente non immaginava di essere nel mirino dei carabinieri di Soriano nel Cimino da qualche tempo.Infatti, di lì a poco, una volta averlo visto infrangere un finestrino e arraffare quanto custodito nell’auto presa di mira, lo hanno fermato in flagranza di reato tra gli applausi dei partecipanti alla cerimonia.  Con le manette ai polsi, ai carabinieri che lo hanno interrogato ha riferito di aver agito dopo aver appreso della sospensione del reddito di cittadinanza.

 

Lunedì mattina il quarantenne, assistito dall’avvocato Luigi Mancini, è comparso davanti al giudice Francesco Rigato per la direttissima. Durante l’udienza ha respinto le contestazioni mosse nei suoi confronti dagli ufficiali dell’Arma, riferendo ai magistrati di non aver danneggiato le serrature degli sportelli dei veicoli in sosta, in quanto ha utilizzato la tecnica dello ‘spadino’. Si tratta di un cavo d’acciaio munito di gancio all’estremità, che se inserito nella fessura delle portiere, permette l’apertura dell’automobile senza danni. Dunque, l’uomo specializzato in furti di auto, e con diversi precedenti alle spalle (furto, rapina ed estorsione), rimarrà agli arresti domiciliari fino all’inizio del processo, stabilito il 18 novembre prossimo. Tuttavia, le indagini degli inquirenti procedono per appurare se vi siano altre connessioni e se sia sempre il 45enne l’artefice di diversi colpi avvenuti nella stessa zona, messi a segno con analoghe modalità.