Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Viterbo, rave al lago di Mezzano. L'indiscrezione: "Camper intercettati prima dell'arrivo"

M. C.
  • a
  • a
  • a

E' la notte tra il 13 e il 14 agosto, la mezzanotte è passata da circa venti minuti, quando la centrale operativa dei carabinieri di Orbetello comunica ai colleghi di Tuscania “di essere impegnata, unitamente alla polizia stradale, nella scorta di una colonna di circa 40 camper verosimilmente diretti in Puglia”. In realtà quei camper non sono diretti a sud. Di lì a poco devieranno per il lago di Mezzano dove già sono stati montati tende e venti muri di sound system. Il resto è storia: il rave di Ferragosto, la piccola Woodstock elettronica che ha fatto gridare allo scandalo e traballare diverse poltrone, a cominciare da quella della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. 

 

A questa storia ieri mattina, martedì 7 settembte,  il quotidiano la Verità ha aggiunto un nuovo clamoroso tassello: “I camper del rave selvaggio vennero scortati dagli uomini della Lamorgese”, titola il giornale diretto da Maurizio Belpietro, che è venuto in possesso di una nota della prefettura di Viterbo, ora sul tavolo di Bruno Frattasi, capo di gabinetto del Viminale, in cui si racconta la genesi del rave e di come esso “non sia stato un evento inaspettato e iniziato dal nulla”, ma anzi “monitorato”, tanto “che qualcuno, tra le forze dell’ordine, aveva provato pure a chiedere il blocco dell’afflusso di mezzi che, incolonnati, si stavano dirigendo dalla zona di Orbetello verso il luogo del rave”. “I militari avrebbero ricevuto come risposta che l'indicazione era quella di monitorare il traffico e non di bloccarlo”, scrivono i giornalisti Giacomo Amadori e Paolo Gianlorenzo (quest’ultimo direttore del quotidiano on line Etrurianews). Secondo le carte di cui La Verità è in possesso, l’ordine di scortare e non bloccare sarebbe arrivato da Roma, dalla sala operativa del dipartimento di pubblica sicurezza. Ovvero dagli uffici centrali della Polizia di Stato.  “Il fatto che l’emergenza sia scattata nel ponte di Ferragosto non ha aiutato – si legge nell’articolo -. Infatti sembra che nelle rispettive sedi non ci fossero né i questori (i referenti locali per l’ordine e la sicurezza pubblici) di Grosseto (Matteo Ponziani) e Viterbo (Giancarlo Sant’Elia), né il prefetto di Grosseto, la neonominata (il 9 agosto scorso) Paola Berardino, figlia di Francesco Berardino (ex segretario generale del Cesis ed ex capo segreteria del capo della Polizia) e moglie del prefetto di Roma Matteo Piantedosi. A sostituirli i vicari. L’unico che pare non si fosse allontanato per le ferie era il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno, ma anche il suo ufficio sarebbe stato informato a cose ormai compiute”.

 

Ma torniamo alla notte tra il 13 e il 14 agosto. Poco dopo la prima chiamata, sempre secondo la nota in mano al capo di gabinetto della ministra dell’Interno, i carabinieri di Orbetello telefonano di nuovo alla compagnia di Tuscania per segnalare che “i mezzi avevano deviato” e che quindi “non c’era più l’esigenza di occuparsene”. La carovana di camper sarebbe stata presa in carico dai militari di Pitigliano. A mezzanotte e mezza entra in scena un sedicente ex frequentatore di rave che telefona ai carabinieri di Tuscania e svela quello che sta bollendo in pentola: un mega raduno “organizzato in una località dell’Alto Lazio, verosimilmente il lago di Mezzano”. La fonte invia anche le coordinate precise del luogo. Grazie a quelle indicazioni i carabinieri di Valentano dopo 40 minuti di ricerche riescono “a individuare circa 100 mezzi (con gli impianti già montati e in funzione), in un campo isolato, lontano dalle principali vie di comunicazione, e una colonna di fari che, nel buio, da nord si dirige nella zona”. A quel punto “l'Arma di Tuscania dispone l'invio di altre pattuglie e chiede a Pitigliano il blocco degli accessi dal Nord”. La centrale operativa di Pitigliano risponde che le indicazioni sono invece di monitorare e non bloccare il transito. Secondo La Verità, l'ordine è arrivato dalla polizia, quindi dallo stesso Viminale, “dove evidentemente qualcuno aveva ritenuto meno rischioso lasciare svolgere l’evento che bloccarlo”.