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Viterbo, elezioni comunali. Liste elettorali, saltati tutti gli schemi

C. E. 
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Tranne qualche rara eccezione, la formalizzazione delle liste per le comunali cristallizza, in tutta la provincia, un quadro politico molto deteriorato, intriso di conflittualità, personalismi e trasversalimi di ogni tipo. Soprattutto nei paesi più grandi, Vetralla e Montefiascone, sono state sottoscritte alleanze che, lungi dall’essere il frutto di una reale convinzione di chi vi partecipa, obbediscono a calcoli matematici basati sulle sommatorie dei voti necessari per vincere. Il rischio, come dimostra la tragica situazione del Comune capoluogo, è che all’eventuale vittoria non corrisponda poi una reale capacità di governare.

Emblematico, come si è già avuto modo di dire, il caso Montefiascone , dove l’unità del centrodestra (raggiunta incredibilmente allo scadere della presentazione delle liste) tale non è se è vero che addirittura la Lega sostiene di non ritenersi rappresentata da alcun nome in lizza. Il clima non è migliore a sinistra, dal momento che, sebbene si stia cercando di tenere le polemiche sotto silenzio, è stata presentata una lista Pd - M5S con all’interno elementi che in questi mesi si sono bellamente attaccati, salvo sotterrare le asce di guerra quando, alla conta dei voti effettuata esaminando i risultati delle precedenti consultazioni, si è trattato di presentare la lista. Lo stesso ragionamento vale per il centrodestra di Vetralla, che qui ha però la fortuna di trovarsi di fronte un centrosinistra a tutti gli effetti spaccato a metà (due liste: una del Pd e l’altra di Passione civile).

 

A livello generale, in questa fase è emerso comunque un centrodestra molto più convinto del centrosinistra a mantenere la propria identità. Prova ne sono gli sforzi compiuti fino all’ultimo per riprendere in mano anche le situazioni più compromesse. Cosa che non è avvenuta dall’altra parte: la sinistra del Pd, titolare della segreteria provinciale, è apparsa infatti rinunciataria sin dall’inizio verso qualsiasi tentativo di ricompattamento della coalizione. Dopo aver ricercato in alcuni paesi anche alleanze trasversali con il centrodestra sul modello Provincia (che alla resa dei conti, ad accezione di Orte, non si sono però realizzate), i dem si sono alla fine ritrovati privi sia della componente moderata, che nei territori ha trovato rifugio nelle coalizioni di centrodestra, sia della sinistra più ortodossa (quella esterna al partito), confluita in altre liste, alcune a matrice 5 Stelle. Significativi i casi, oltre che di Orte, di Gallese, Soriano nel Cimino, appunto Vetralla, ma anche Marta e Fabrica di Roma, dove la sinistra si spalma su più liste. Sempre per quanto concerne i moderati (ex Margherita) non è un dettaglio la loro assenza da tutte le candidature a sindaco nelle liste di area centrosinistra, ad eccezione di Bassano Romano, dove l’uscente Maggi, per garantirsi una teorica possibilità di riconferma, ha inserito in squadra Giuseppe Marchetti. A livello di consiglieri, spiccano invece solo sporadiche presenze quà e là, come quella del sindaco uscente di Caprarola, Eugenio Stelliferi, capolista della squadra dell’ex Ds Angelo Borgna. Unico centro controcorrente in questo quadro è Acquapendente: l’ex parlamentare Alessandra Terrosi ha infatti tenuto tutti dentro, affermando l’Alta Tuscia come l’ultimo avamposto del vero centrosinistra.