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Viterbo, bimba morsa da vipera: la piccola è fuori pericolo. Ma resta il problema dell'automedica del 118 a Orte

Sergio Nasetti
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Sta bene la bimba di 3 anni morsa da una vipera mercoledì 1 settembre nelle campagne di Orte Scalo. E’ fuori pericolo grazie al celere intervento dei sanitari dell’ospedale Belcolle, dove è stata trasportata dall’eliambulanza del Pegaso Ares 118 dopo i primi soccorsi prestati da un’ambulanza giunta sul posto da Viterbo.  Preziosa è stata anche la collaborazione dall’agente della polizia locale di Orte Luisella Sciamanna, presente sul luogo per coadiuvare le operazioni. Passato lo spavento per la bambina, rimane il fatto che è dovuta intervenire prima l’ambulanza da Viterbo e poi l’elisoccorso per la non operatività dell’automedica del 118 di Orte, a causa della mancanza di un dottore al seguito.

Il problema è annoso e si ripropone ciclicamente. Un film già visto, insomma, che torna a creare preoccupazione tra la popolazione e tra gli stessi operatori del soccorso Ares 118, mentre la politica sembra essere ancora una volta incapace di risolvere definitivamente la questione inerente la mancanza di personale medico, nonostante gli appelli lanciati a più riprese dai lavoratori e dalle sigle sindacali di categoria. Quando l’automedica è forzatamente ferma per la mancanza di medici, la risposta alle chiamata avviene da postazioni di altri paesi della provincia o del capoluogo, il che comporta un allungamento dei tempi di prestazione del soccorso.  Guarda caso, come accaduto l’altro giorno per i soccorsi alla bambina morsa da un rettile: l’assenza dell’automedica si è fatta sentire. 

 

Se fosse stata attiva non si sarebbero persi minuti preziosi almeno per prestare le prime cure. La postazione del 118 di Orte è a servizio di un territorio vasto e articolato, popoloso e a supporto di importanti vie di comunicazioni stradali e ferroviarie nazionali.  Inoltre, è la città della provincia che in proporzione alla popolazione accoglie il maggior numero di migranti, seconda in numero assoluto solo a Viterbo.  Come sostengono da tempo gli operatori sanitari e i sindacati del comparto: “Ridurre tale servizio significa mettere a repentaglio la vita delle persone e questo è un prezzo che di questi tempi le persone residenti nel bacino d’utenza non possono pagare. Tutto questo non può essere giustificato da problematiche inerenti la mancanza di medici. Questo territorio non può vedere sacrificato un servizio che, stante le peculiarità territoriali, è essenziale”.