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Viterbo, scuola. Ritorno sui banchi per 13 mila studenti tra i dubbi sui green pass e i controlli

Massimiliano Conti
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Distanziamento, igienizzazione, mascherine, didattica a distanza in caso di quarantena, ingressi e uscite scaglionate per alleggerire i mezzi di trasporto: quello che Azzolina crea Bianchi conserva. Tra due settimane 13 mila studenti viterbesi torneranno in classe, di cui 8 mila alle superiori, esattamente con la stessa formula dello scorso anno. Diciotto mesi di pandemia e il 68% della popolazione immunizzata (pari a 37 milioni di persone) sembrano non essere serviti a nulla. L'unica novità è il green pass che, lungi dal semplificarla, sta complicando non poco la vita ai presidi e al personale scolastico. “Per quanto riguarda la certificazione del personale - spiega la ds dell’Ite Paolo Savi, Paola Bugiotti - dovremo essere attrezzati già dal primo settembre, quando ci sarà la presa di servizio, ma ancora non c’è chiarezza sulle modalità di controllo da parte dei dirigenti. Non è possibile infatti effettuare una verifica giornaliera su almeno 120 unità di personale in servizio, ciò infatti richiederebbe troppo tempo a scapito della didattica”.

Alle superiori perlomeno si partirà in presenza: “Il protocollo di sicurezza rispecchia sostanzialmente quello dello scorso anno - continua Bugiotti -.Si prospetta ancora un anno difficile, mi auguro soltanto che con tutti gli sforzi si riesca a mantenere le attività didattiche sempre in presenza, perché le studentesse e gli studenti hanno già perso tanto dall’inizio della pandemia in termini formativi e di socializzazione”. A scuola si entrerà o con il green pass o con il tampone, che, a norma di legge, dovrebbe essere a carico del datore di lavoro, ma di fatto non sarà così. La Uil Scuola ha firmato il protocollo ma contesta pesantemente la nota che lo stravolge, tanto da aver ritirato la delegazione trattante al tavolo nazionale. “Il ministro dovrà farsi carico di quanto sottoscritto - afferma la segretaria provinciale Silvia Somigli -. Le persone sono preoccupate e le scuole sono nel caos: i vaccinati con lo Sputnik, che non è riconosciuto dall’Aifa, che debbono fare? Chi ha il vaccino prenotato il 3 settembre, può prendere servizio il primo? Saranno i collaboratori scolastici a fare la sanificazione? Questi sono solo una minima parte dei quesiti che arrivano alla nostra segreteria. Lavoratori fragili, prenotazioni spostate, certificazioni in ritardo, persone pregiudizialmente contrarie: i casi sono diversi, ciò che conta è libertà e la giustizia sociale”. In base alle disposizioni di legge e in caso di sanzione, sottolinea Somigli, non è il preside che deve intervenire ma il prefetto: “Quello della scuola è l’unico settore per il quale sono state previste anche sanzioni economiche. Mettere le mani in tasca ai lavoratori non presagisce nulla di buono. I dispositivi di tutela e i tamponi non possono essere a carico dei lavoratori. Si tratta di una vera e propria vessazione. Sarà il caos. Per questo rilanciamo la nostra proposta di moratoria in modo da permettere alle scuole di organizzarsi e al Parlamento di convertire in legge il decreto che va profondamente cambiato. La gestione di questa fase sarà difficilissima e non potrà essere fatta in modo autoritario. L’idea di governare la scuola con le circolari ha già mostrato tutti i suoi limiti negli anni scorsi”.

 

Alle superiori, nel Lazio, la principale criticità, manco a dirlo, restano i trasporti. “Le corse vanno aumentate - continua la segretaria della Uil Scuola -. E’ dallo scorso anno che lo diciamo. Quando se non subito?” Per quanto riguarda infine l’annosa problematica delle “classi pollaio”, il ministero si è impegnato a modificare i parametri relativi al dimensionamento scolastico e alla numero degli allievi per classe. “Le nostre proposte - conclude Somigli - andavano poste in essere fin da subito. Siamo indotti a pensare che la rigidità del reclutamento serva a risparmiare, ancora una volta, sul sistema d’istruzione. La supplentite continuerà a permeare anche quest’anno il sistema; per non parlare dei docenti di sostegno, il cui numero risulta essere ancora troppo basso. A pagarne il prezzo saranno ancora una volta gli studenti disabili”.