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Viterbo, crisi in Comune. Situazione sempre più ingarbugliata: proposta di nuova giunta congelata

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Massimiliano Conti
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Dal buco sempre più profondo della crisi a Palazzo dei Priori anche ieri, giovedì 26 agosto, non è stato cavato alcun ragno: la riunione di maggioranza, che dopo le questioni tecnico-dirigenziali era chiamata a sciogliere un po’ di nodi politici in vista della formazione della nuova giunta, si è risolta in un’ora di chiacchiere e poco altro. Il sindaco non ha presentato ancora alcuna proposta, anche perché lo schema di riequilibrio su cui da giorni sta lavorando potrebbe saltare. Ovvero: togliere i galloni di vicesindaco al leghista Claudio Ubertini per darli a un meloniano, e sfilare i lavori pubblici delle frazioni al forzista Elpidio Micci, risarcendolo con la bollentissima patata dei rifiuti (che così resterebbero in capo agli azzurri), per affidarli alla meloniana Laura Allegrini in un’ottica di accorpamento. Questa soluzione cozza con un bel po’ di muri. Innanzitutto, quelli posti dal senatore salviniano Umberto Fusco, che in una intervista a un giornale on line, si è mostrato scarsamente incline a compiere sacrifici, non risparmiando ulteriori bordate ai Fratelli-coltelli d’Italia. Poi va messo agli atti anche il niet opposto da Micci alla delega all’ambiente. 

 

I meloniani, da parte loro, forti dei sei consiglieri recuperati con l’ingresso in squadra di Ombretta Perlorca, continuano a rivendicare tre posizioni. La delega ai lavori pubblici nelle frazioni e la mera carica di vicesindaco non sembra bastare a Buzzi e agli altri, i quali pretendono o un terzo assessore o un’altra delega pesante. Per esempio – stando alle indiscrezioni perché di richieste ufficiali in tal senso non ce ne sono - l’urbanistica, il che aprirebbe immediatamente un fronte di guerra con la Lega dalle conseguenze devastanti. Al termine della riunione di ieri, il capogruppo di Forza Italia Giulio Marini era pessimista: “Non abbiamo concluso nulla, il sindaco non ha presentato proposte. Se la situazione si ingarbuglia? Direi proprio di sì”.

 

Il problema per Arena è, come noto, quello di una coperta troppo corta per accontentare tutti: Fondazione, in virtù del patto di inizio consiliatura, non è disposta a cedere un assessore (al massimo qualche delega), la Lega ha il dente avvelenato contro FdI, mentre Forza Italia, oltre alla grana Micci (che non vuole sporcarsi le mani con la monnezza), deve sempre risolvere quella dell’alleanza con il Pd in Provincia. Battistoni e Marini, nel vertice di martedì scorso, hanno assicurato che il governissimo Nocchi finirà subito dopo le amministrative, ma gli alleati non si fidano, anche perché il coordinatore provinciale Andrea Di Sorte, forse per tenere calmi gli amministratori locali azzurri, continua a frenare sull’uscita del partito dalla maggioranza di via Saffi. Il problema, ragiona un esponente del centrodestra, è che i segretari di partito non controllano i gruppi consiliari: fosse stato per i primi, la crisi probabilmente sarebbe già stata risolta, ma gli accordi politici devono poi essere fatti digerire ai consiglieri. La cui voracità è nota.  La riunione di ieri è terminata con i compiti a casa: ogni partito dovrà decidere al proprio interno cosa vuole da Arena e dalla vita, e cosa è disposto a cedere. Concluso questo “brain storming” (si fa per dire) il sindaco chiamerà di nuovo i capigruppo a rapporto e proverà a risolvere il rompicapo. Forse quando ha indicato la data di sabato per chiudere, il primo cittadino ha peccato ancora una volta di ottimismo. “D’altra parte se la soluzione fosse stata semplice non ci starebbe stato bisogno di arrivare a una scelta drastica come quella di azzerare la giunta”, nota un big della maggioranza.