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Viterbo, omicidio nel centro di accoglienza di Orte. Il legale di Robson punta sulla legittima difesa

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Valeria Terranova
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Avrebbe agito per legittima difesa Imade Robinson, il 22enne nigeriano che la sera del 14 giugno del 2020 ha accoltellato il 35enne connazionale Eugene Moses, al centro di prima accoglienza per rifugiati Hotel Carpe Diem a Orte. Questa la tesi difensiva su cui sta puntando l’avvocato Pasquale D’Incecco del foro di Pescara, che rappresenta il giovane imputato a processo per omicidio volontario davanti alla corte d’Assise presieduta dal giudice Silvia Mattei.

 

Il 12 luglio scorso, il figlio dei titolari della struttura ricettiva ha dipinto la vittima come un uomo piuttosto difficile. “Moses era un personaggio molto particolare. Tant’è che mia sorella lo aveva segnalato diverse volte in Prefettura, chiedendone l’allontanamento, in quanto creava problemi”, ha raccontato il 44enne in occasione della propria deposizione, durante la quale ha riferito di essere stato uno dei primi ad essersi ritrovato sulla scena del delitto. “Quando sono salito al secondo piano Moses era riverso a pancia in giù in una pozza di sangue - ha continuato il quarantenne -. Alzai gli occhi e vidi Robinson a cui chiesi ‘ma proprio tu?’ perché essendo da noi da parecchio tempo lo conoscevo bene e da lui non mi sarei mai aspettato una cosa simile. Poi mi avvicinai per verificare se Moses fosse ancora vivo, ma non c’era battito. Così misi Robinson di fronte a una scelta, dicendogli ‘puoi scappare o confessare tutto’, ricordandogli anche che nei corridoi c’erano le telecamere. A quel punto il ragazzo mi mostrò il coltello con cui era stato minacciato e mi rivelò di essersi difeso, ma sin dai primi istanti fu collaborativo. Poco dopo fu lui stesso a consegnarsi ai carabinieri e li accompagnò nel punto in cui aveva abbandonato il coltello”.

 

Nella stessa mattinata è stato sentito il compagno di stanza dell’imputato, un 33enne anch’egli di origini nigeriane. “Ero andato in chiesa nel tardo pomeriggio e quando tornai, notai che c’era una gran confusione. Robinson e Moses stavano litigando e mi misi in mezzo per calmare gli animi - ha spiegato il teste -. Poi decisi di farmi una doccia ed entrai in camera, ma fui attratto da dei rumori provenienti dall’estero e sono uscito per capire cosa stesse succedendo. Robinson e Moses stavano continuando a litigare con toni più accesi e scesi di corsa a chiamare i titolari, ma poi vidi Moses per terra già morto e a quel punto tornai di sotto per chiedere aiuto richiamando l’attenzione anche degli altri ospiti”. Il difensore e il pm Franco Pacifici, a questo punto dell’interrogatorio, hanno approfondito il tema del movente. Il dibattimento è ormai al giro di boa e si tornerà in aula per la discussione il 20 settembre prossimo.