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Viterbo, rave illegale. Borghi (Pd): "Dalle forze dell'ordine adottata linea vincente”

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A livello di ordine pubblico il rave party poteva essere gestito diversamente? Come hanno chiesto in tanti, sarebbe stato davvero possibile sgomberare l’area?  Più passano i giorni e più il mondo politico - vedi il senatore Maurizio Gasparri, tra i primi a sollevare il problema - prende atto che la linea adottata da Prefettura e Questura si è rivelata vincente, dato che, viste la rapidità e la segretezza con cui sono arrivati a Valentano, sarebbe stato impossibile mandare via migliaia e migliaia di ragazzi senza causare guerriglia e disordini. In questo scenario, laddove la politica a tutti i livelli e di tutti i colori ha cercato strumentalmente di inserirsi per innescare prima le proteste e poi cavalcarle, stanno destando particolare indignazione le parole del segretario regionale del Pd, Bruno Astorre, che ha chiesto sabato la rimozione del prefetto.

 

Giovanni Bruno (e con lui il questore) viene in compenso difeso da Fioroni: “La politica deve piantarla di speculare sulle vicende che riguardano Viterbo. Il comportamento della ministra, del prefetto, del questore e di tutte le forze di polizia è stato impeccabile. Hanno saputo vigilare e risolvere la situazione coniugando i principi di prevenzione e riduzione del danno. Serietà vorrebbe che ringraziassimo le nostre forze dell’ordine”. 

 

Dello stesso parere il parlamentare Enrico Borghi: “Premesso che sul divano di casa siamo tutti virologi, esperti di geopolitica, allenatori della nazionale e soloni, la situazione del rave party è stata gestita dalle forze dell’ordine al fine del contenimento del rischio. A parole tutti vorrebbero la pena di morte e l’esercito, ma concretamente quando ti trovi davanti 10 mila persone di quel tipo -sbronzi, fatti ed esaltati- che fai? Fai come il Cile degli anni ’70 o la Cina di oggi e carichi tutti sui camion militari a colpi di baionetta? E’ evidentemente impossibile. Le forze dell’ordine in questione hanno fatto una scelta assolutamente analoga a casi simili (pensiamo al rave party dell’ottobre 2018, con 8.000 persone ammassate per tre giorni nella zona di Nichelino, oppure al più grande rave d’Europa il 15 agosto 2018 nel Maceratese): hanno scelto di contenere il rischio. E vanno ringraziate per aver usato la testa, mentre altri soffiavano sul fuoco. Se avessero dato sfoggio di ‘machismo’, il rave sarebbe terminato come è finito nel giugno di quest’anno un analogo caso in Bretagna: una guerriglia urbana con esplosioni, feriti e danni”.