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Viterbo, caccia al cinghiale. Si può sparare anche nelle aree protette e nei parchi

Risarcimenti per i danni da fauna selvatica

M. C.
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Via libera alla caccia al cinghiale anche nei parchi e nelle aree protette. La Regione, con il collegato alla legge di stabilità approvato dalla Pisana, ha dato via libera nei giorni scorsi al contenimento della fauna selvatica per contrastare i danni causati dagli ungulati. Plaude la Coldiretti, che aveva chiesto provvedimenti urgenti in questa direzione, mentre insorge Legambiente, che parla “di errore gravissimo da correggere subito”. “Abbiamo sempre sostenuto che il mondo agricolo dovesse essere coinvolto nel processo di contenimento della fauna selvatica – afferma il presidente di Coldiretti Lazio David Granieri - soprattutto coloro i quali hanno già il permesso di caccia e sono formati per abbattere i cinghiali. Così come abbiamo sempre sostenuto che il sistema di selecontrollo fosse troppo macchinoso. Riteniamo, inoltre, fondamentale il potere sostitutivo della Regione nel caso in cui le aree parco non siano efficienti ed efficaci. Ora tutte queste proposte si sono trasformate in realtà”. Nel collegato approvato dalla Regione Lazio è stata prevista, infatti, anche una norma di salvaguardia, in caso di inerzia degli enti gestori delle aree protette, che permette di procedere all’attivazione dei piani di abbattimento selettivo e che autorizza la Regione ad esercitare i poteri sostitutivi, ai sensi della normativa vigente, anche su richiesta dei soggetti interessati. Tra i soggetti interessati sono compresi imprenditori agricoli, proprietari, affittuari o conduttori di fondi agricoli, siti all'interno delle aree protette, nei cui terreni si siano verificati danni causati da parte della fauna selvatica. Da parte delle autorità competenti verranno dunque coinvolti anche gli imprenditori agricoli, nei piani di abbattimento, nelle operazioni di contenimento dei danni della specie cinghiale, a condizione che siano muniti di licenza venatoria, sia nelle aree agricole che nelle aree protette, così come disciplinato dalla recente norma approvata dalla Regione Lazio. 

 

 

In relazione alle recenti sentenze della Corte costituzionale, è previsto che ulteriori soggetti possano essere coinvolti in tali attività in qualità di coadiuvanti, qualora abbiano seguito idonei corsi Ispra relativi all’ecologia e alla gestione delle popolazioni animali selvatiche, sotto il coordinamento delle guardie provinciali e di quelle della città metropolitana.

 

Dicono no ai fucili nei parchi, invece, gli ambientalisti: “Questa norma è un errore gravissimo - dichiara Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – che scatenerà un far-west anche nel cuore della Capitale. Sarebbe folle pensare di incontrare uomini armati nelle nostre aree protette come vorrebbero alcune rappresentanze di parte e come sancisce la norma, soprattutto quelle urbane e periurbane, così straordinariamente importanti per le necessità della collettività. Il cinghiale è una specie in grande sovrannumero, va ridotta drasticamente la sua popolazione ma attraverso le regole esistenti: nei parchi questo vuol dire gabbie per le catture anche finalizzate all’alienazione dell’animale; gli abbattimenti vanno fatti dove è possibile per legge mente nelle aree protette vanno effettuate le catture, anche ai fini di alienazione ma senza fucili, di cinghiali, daini e altre specie in sovrannumero.. Peraltro il sovrannumero di cinghiali, così come di daini e molte altre specie, è un fenomeno scatenato dai ripopolamenti ai fini venatori che per decenni hanno previsto una reintroduzione forzata di questi animali per potergli poi sparare”.