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Viterbo, rapina alla gioielleria Bracci. Processo al via a settembre

Valeria Terranova
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Riprenderà il 7 settembre davanti al gup del Tribunale di Viterbo il processo per la rapina alla gioielleria Bracci.  Alla prossima udienza presenzieranno il boss di “Mafia viterbese”, Giuseppe Trovato, presunto regista della rapina messa a segno il 14 marzo di tre anni fa in pieno centro a Viterbo, insieme al ristoratore Angelo Loria. Su entrambi pesa l’accusa di rapina aggravata in concorso. 

 

Secondo le indagini, coordinate dal pubblico ministero Franco Pacifici, il ristoratore di origini campane, pronto a difendersi da ogni accusa tramite i propri legali, gli avvocati Remigio Sicilia e Giovanni Bartoletti, sarebbe stato il basista del colpo architettato da Giuseppe Trovato ed eseguito da due coppie di rapinatori esperti: i coniugi Salone e i coniugi Grancea, i quali sono stati già giudicati. In base alle ricostruzioni degli inquirenti, intorno alle 13 del 14 marzo del 2018, l’ex camorrista Ignazio Salone e il cognato Stefan Grancea fecero irruzione nella gioielleria Bracci armati di pistola, riuscendo a svaligiare preziosi e soldi per un ammontare di circa 100 mila euro. Secondo gli investigatori, durante il furto, il titolare della gioielleria cercò di difendersi, mentre Salone avrebbe bloccato un cliente immobilizzandolo con un nastro adesivo e poi si sarebbe fatto scudo, trattenendo una donna per proteggersi e poi fuggire. Intanto, a pochi passi dal negozio, le compagne dei rapinatori, Elena e Jenela Grancea, si erano appostate per fare da palo. Una volta all’esterno, i quattro iniziarono una rocambolesca fuga in auto, ma dopo poche ore vennero raggiunti e arrestati. I due uomini e la complice Elena Grancea sono già stati condannati a vario titolo, tra i 4 e gli 11 anni e mezzo per rapina aggravata in concorso, mentre per l’altra donna, la 24enne Jenela, residente a Perugia e che all’epoca del colpo era tra l’altro in dolce attesa, le indagini proseguirono parallelamente in maniera indipendente. 

 

Successivamente le investigazioni preliminari si conclusero con l’accusa di rapina aggravata in concorso nei riguardi di Trovato, Loria e Jenela. Al ristoratore ed ex candidato di Forza Italia, titolare di una pizzeria in via San Lorenzo, molto nota e frequentata, situata nel cuore del centro storico della città, è stata contestato anche di avere comprato e detenuto cocaina con l’intento di cederla a terzi.