Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Crisi comune Viterbo, FdI insiste: "Arena risponda alle nostre richieste"

Massimiliano Conti
  • a
  • a
  • a

Le dimensioni contano. In politica ancora più che in altri ambiti. E’ questa in sintesi la posizione di Fratelli d’Italia, sintetizzata dal coordinatore provinciale Massimo Giampieri all’indomani della burrascosa riunione di maggioranza in cui il sindaco Giovanni Arena, di fronte alla richiesta dei meloniani di un terzo assessore, ha perso la sua proverbiale calma olimpica minacciando addirittura di rassegnare le dimissioni. Giampieri evita di parlare direttamente di poltrone, ma dietro le perifrasi e le circonlocuzioni il messaggio è abbastanza chiaro: “I rapporti di forza negli ultimi tempi sono cambiati e sono tornati grossomodo quelli iniziali - dice il coordinatore provinciale -. Sulla base di questo, con molta tranquillità abbiamo presentato una serie di richieste al sindaco per una modifica dell’assetto gestionale. Sta a lui ora fare una proposta riorganizzativa”.

Per capire il ragionamento di Giampieri bisogna ritornare all’inizio della consiliatura, quando le sliding doors di Palazzo dei Priori non si erano ancora messe in movimento. All’epoca Fratelli d’Italia aveva tre assessori in giunta (Claudio Ubertini, Marco De Carolis e Laura Allegrini) a fronte di sei consiglieri. Poi iniziarono le transumanze: Ubertini, Micci e Cepparotti saltarono sul Carroccio dell’allora vincitore Matteo Salvini, stravolgendo equilibri e rapporti di forza all’interno della maggioranza. Più tardi ci fu il caso Claudia Nunzi, l’assessora leghista defenestrata perché entrata in rotta di collisione col senatore Umberto Fusco, plenipotenziario di Salvini a Viterbo, e passata con i meloniani (ma ormai fuori dal Consiglio comunale). Quindi il caso della consigliera Martina Minchella, protagonista di uno dei più vertiginosi tripli salti carpiati che la storia politica viterbese ricordi: da segretaria comunale del Partito democratico planata direttamente tra le braccia di Mauro Rotelli e di Giorgia Meloni. Da ultimo il caso di Enrico Contardo: il vicesindaco e assessore leghista licenziato anche lui dal partito di Salvini e ora in preda a un “ritorno di Fiamma”. La moglie, la consigliera Ombretta Perlorca, lo ha già preceduto accasandosi con i meloniani. Allo stato attuale Fratelli d’Italia conta di nuovo sei consiglieri e la regola non scritta prevede un assessore ogni due consiglieri.

Per questo Rotelli e Buzzi nel vertice di venerdì mattina hanno alzato improvvisamente l’asticella delle richieste, facendo saltare i piani e i nervi del sindaco Arena, che pensava di sfangarla con un piccolo aggiustamento delle deleghe. Fratelli d’Italia avrebbe chiesto anche l’accorpamento delle deleghe ai lavori pubblici della città e delle frazioni, oggi divisa tra la meloniana Laura Allegrini e il forzista Elpidio Micci, ovviamente a vantaggio della prima. Il terzo assessore comporterebbe un sacrificio da parte di Fondazione, che però, oltre a un problema politico con il partito di Santucci, aprirebbe anche un problema di quote rosa, se dovesse saltare l’assessora Claudia Mancini. Difficile immolare sull’altare in cui arde la Fiamma tricolore - alimentata dalla crescita dei consensi a livello nazionale - l’altro assessore di Fondazione, Paolo Barbieri, vuoi perché è stato eletto, vuoi perché vanta un’esperienza amministrativa di lungo corso. Non solo: Fondazione preme da tempo perché il sindaco Arena si liberi una volta per tutte dall’impegnativa delega ai rifiuti, della quale è disposto a farsene carico. Per il sindaco un rebus sempre più complicato. All’inizio della prossima settimana, tra domani e martedì, è previsto un nuovo vertice, ma in questo fine settimana le diplomazie continueranno a lavorare per raggiungere un’intesa e scongiurare la caduta del Comune con il ritorno alle urne.