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Sutri, minacce di morte a Sgarbi e Di Mauro: lettera con una bara, svastiche e termini omofobi

Luca Feliziani
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Una bara, con svastiche al vice sindaco Lillo Di Mauro e minacce di morte al sindaco Vittorio Sgarbi. Questa è solo l’ultimo atto intimidatorio ricevuto da un esponente della giunta di Sutri. Ma questa volta si è superato il limite. A raccontare l’episodio è stato lo stesso vice sindaco Di Mauro “Qualche giorno fa ho aperto la porta di casa e ho trovato una lettera con una bara, svastiche e minacce di morte. La settimana scorsa episodio simile, ma questa volta sono andati oltre, usando termini omofobi raccapriccianti. Hanno voluto alzare il tiro, ma io non temo nessuno e vado avanti a testa alta”.

 


Della vicenda sono stati informati i carabinieri e presto la magistratura darà corso alle indagini per individuare i responsabili. “Dentro quella lettera ci sono elementi chiari per gli inquirenti per individuare i responsabili - continua Di Mauro - io ho il dovere morale di denunciare l’accaduto perché queste cose non devono più succedere. E’ assurdo che la dialettica politica sia arrivata a questo livello di perversione. Non è la prima volta che ricevo lettere, ma l’ultima ha superato il livello della decenza ed ho denunciato il fatto, non per paura ma per dovere civico”. Una ennesima lettera minatoria carica di odio, violenza, omofobia contro il sindaco, il suo vice attivista delle associazioni Lgbt e gli assessori. Ma la giunta Sgarbi e il sindaco in passato sono stati in passato oggetto di altri attacchi pesanti. Nei mesi scorsi erano arrivate in Comune lettere dello stesso tenore, tutte puntualmente segnalate all’autorità giudiziaria competente e su cui sono in corso le indagini di rito.

 

 

Lo stesso sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi, che adesso annuncia di sollecitare i vertici delle forze dell’ordine per chiedere indagini accurate, commenta sdegnato l’ennesimo episodio che lo ha visto protagonista. “Scoveremo questi balordi privi di ogni minima dignità umana. Siamo certi che risponderanno davanti alla giustizia di questi atti criminali”.