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Viterbo, bar e ristoranti bocciano il green pass: "Non facciamo i poliziotti"

Daniela Venanzi
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Non c’è pace per gli operatori di bar e ristoranti. La categoria, sopravvissuta a fatica alla chiusura selvaggia e senza distinguo durante il lockdown, adesso è alle prese con la nuova regola, quella dell’adozione del green pass. La normativa, tanto discussa, che entrerà in vigore venerdì 6 agosto, permetterà infatti solo ai clienti che esibiranno il lasciapassare dell’avvenuta vaccinazione di mangiare al chiuso, così come di consumare al bancone. Anche nella città dei papi i proprietari di bar e ristoranti mostrano scetticismo e insofferenza per il provvedimento alle porte. Gli esercenti, infatti, sono stanchi di dover regolamentare gli accessi nei locali e così l’entrata in vigore del lasciapassare rischia di gettare altra benzina sul fuoco di un settore già stremato e in affanno ormai da un anno e cinque mesi. Alessandro Bendia 32 anni, titolare del Bar 36 su strada Teverina non ha dubbi: “A pochi giorni dall’entrata in vigore il quadro non è ancora chiaro - spiega i -. Non c’è stata una comunicazione specifica da parte di nessuna associazione di categoria. So che dovremmo scaricare l’applicazione C19 e scannerizzare i Qr code dei clienti, quelli che poi ci assicurano l’avvenuta vaccinazione. Sinceramente - continua Alessandro- non ne vedo l’utilità ai fini dei contagi. A mio parere è un ennesimo provvedimento a svantaggio della categoria. Ci penalizza e non è utile ai fini del contenimento del virus. Da noi, infatti, i tavoli sono già distanziati e lavoriamo con una capacità interna più che dimezzata rispetto al normale. Tutti i nostri clienti sono educati e rispettano le regole già vigenti. Poi non ci dimentichiamo che il Qr code, che dovrei verificare, potrebbe essere di chiunque e quindi mi vedrei costretto a chiedere anche un documento di identità per essere certo che sia corrispondente alla persona che entra nel locale. A parte la violazione della privacy, ma ci rendiamo conto di cosa significa tutto questo?”.

Anche dalla caffetteria Ciccarelli, in via Marconi, la pensano più o meno allo stesso modo: “Non c’è una linea chiara - dice Francesco, il gestore - e poi non ci vuole molto a capire che non posso mettermi a fare il poliziotto. Chiunque potrebbe chiedermi con quale autorità lo faccio e avrebbe tutte le ragioni. Tra l’altro chi sarebbe preposto a fare questo controllo? Da noi entrano tra le 400 e le 500 persone al giorno. Bisognerebbe considerare una persona extra solo per questo, ma pagata da chi? In un momento così delicato non è proprio il caso di mettersi a sperperare risorse economiche. Il punto in realtà è un altro - continua Francesco -: si sarebbe dovuto puntare sul senso di responsabilità delle persone. Ormai conviviamo con questo virus da quasi due anni e tutti abbiamo sviluppato un senso di autocontrollo personale, compresi i clienti. Da noi sono già tutti ligi alle regole imposte. La mascherina è l’abc, e il distanziamento avviene di prassi, e io quindi non mi metterò a fare il poliziotto, perché sono il gestore di una caffetteria”.

Carlo del punto ristoro il Ripasso, in via San Faustino conferma la poca chiarezza della novità relativa alla verifica del lasciapassare e si allinea al malumore degli altri due colleghi: “Sinceramente - dice - non ci ho neanche ancora pensato a questa storia. Di sicuro noi non sappiamo niente sulla procedura da seguire e sulle sue modalità. Spero soltanto che con sia quella del 6 agosto la data di inizio di un altro periodo che si preannuncia molto penalizzante per il nostro settore”.  Gino Casantini, titolare di diverse pasticcerie-bar sparse tra Viterbo e La Quercia, invece è più sereno, ed è l’unica voce fuori dal coro, rispetto all’entrata in vigore del provvedimento: “A parte che noi siamo chiusi fino al 26 agosto e quindi questo ci dà un margine di tempo per capire meglio - dice - e poi da quello che ho capito il green pass è una nostra responsabilità, è vero, ma va chiesto solo a chi si siede al chiuso, quindi poche persone. Vedremo cosa succederà...”.