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Viterbo, bimbo tolto alla madre con la forza. Sottosegretaria Guerra: "Trauma incancellabile"

Daniela Venanzi
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L’incubo di Chiara è iniziato una settimana fa, da quando il suo bambino di 7 anni affetto da gravi problemi di salute - che fino al 26 luglio scorso viveva con la mamma e i nonni in un paese della Tuscia - è stato portato via da quella casa da polizia e vigili del fuoco. Un prelievo avvenuto con la forza in esecuzione del provvedimento del tribunale dei minori di Roma, che in base alla riconosciuta sindrome di alienazione genitoriale (Pas) ha deciso di togliere il figlio alla madre 40enne e di destinarlo ad una casa famiglia. Tutto questo sotto gli occhi impauriti del bambino, che non voleva allontanarsi da quell’ambiente familiare. Da sette giorni ormai Chiara continua a non darsi pace e allo stesso tempo si sente vittima di una grande ingiustizia. Lei, come centinaia di altre mamme in Italia che si sono viste sospesa la responsabilità genitoriale, a seguito del riconoscimento da parte del giudice della sindrome da alienazione genitoriale. Provvedimento, questo, che di solito avviene durante una separazione o un divorzio, su richiesta del padre che ritiene leso il rapporto con il figlio per via del presunto plagio della madre. E non è la prima volta che un caso del genere vede coinvolte mamme che vivono nella provincia di Viterbo.

In una precedente decisione di un altro giudice, infatti, fu lo stesso tribunale di Viterbo ad emettere il provvedimento, anche in quella situazione, non senza lasciare una scia accesa di polemiche, sia per le modalità che per la coercizione dei mezzi utilizzati. Anche la sottosegretaria del ministero dell’Economia e delle Finanze, Maria Cecilia Guerra(Leu), come donna molto attenta alle vicissitudini femminili, pur non entrando nel merito del fatto specifico emerso nei giorni scorsi nella Tuscia, ha espresso la propria contrarietà a tali crescenti provvedimenti, sempre più adottati dai giudici dei tribunali e messi in discusssione anche da una recente sentenza della Cassazione: “Questi interventi - spiega la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra - purtroppo vengono eseguiti dopo una valutazione che non è oggettiva ma pseudo-scientifica, e quindi con un valore che lascia a dir poco perplessi. Di solito sono preceduti da responsabilità pregresse da parte del padre, magari correlate da relative denunce di violenza”.

In effetti, nel caso di Chiara la donna nei mesi passati aveva denunciato presunti maltrattamenti e violenze da parte del marito, poi però tutte archiviate: “Queste responsabilità non vengono prese in esame - conferma la sottosegretaria del ministero dell’Economia e delle Finanze - e per di più nella quasi totalità dei casi, il figlio non viene neanche ascoltato. Andrebbe valutata con maggiore attenzione - conclude Maria Cecilia Guerra - la storia familiare, le condizioni, l’intero percorso che si è venuto a creare. Non si può intervenire sulla base di elementi poco probanti. La sottrazione del minore alla madre, non dimentichiamolo, avviene in modo coercitivo e brutale, e questi sono traumi che un figlio non dimentica più per il resto della vita”. Nel frattempo mamma Chiara non ha più alcuna notizia di suo figlio, nonostante i continui tentativi di entrare in contatto con il bambino che necessita di cure viste le sue condizioni di salute.