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Viterbo, “Montefiascone, all'ex giunta mosse accuse inconsistenti”. Le reazioni dopo la richiesta di archiviazione

Alessandro Quami
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Dopo la richiesta di archiviazione fatta dal pubblico ministero al giudice per le indagini preliminari, tirano un sospiro di sollievo i dieci indagati a vario titolo e in concorso tra loro per abuso d'ufficio a Montefiascone. I quali non vogliono ancora parlare direttamente, aspettando che arrivino le notifiche ufficiali da parte del tribunale.

 

 

“In attesa che il gip di Viterbo ponga il sigillo definitivo su questa vicenda – afferma Fausto Barili, legale dell'ex assessora Rita Chiatti -, ci conforta la determinazione della pubblica accusa, che nel formulare richiesta di archiviazione riguardo a ogni posizione, ha evidentemente maturato piena consapevolezza rispetto alla totale insussistenza delle presunte violazioni descritte nei capi di incolpazione provvisoria, recependo le argomentazioni spese da tutti i difensori. Se pure la mia assistita Rita Chiatti ha sempre mantenuto grande fiducia rispetto agli esiti dell’indagine, resta comunque il fatto che per mesi la sua serenità è stata ingiustamente turbata”.
Dell’indagine del sostituto procuratore Franco Pacifici si era saputo a fine gennaio scorso, quando furono iscritti nel registro degli indagati dieci soggetti pubblici di Montefiascone: l'ex sindaco Massimo Paolini, la sua ex vice Orietta Celeste, gli ex assessori Rita Chiatti, Massimo Ceccarelli, Paolo Manzi, Fabio Notazio; il capo della municipale Giulia Bassi, Luciana Fronda, e gli agenti in pensione Luigi Salvatori e Gianni Nunziati.

 

 

I tre filoni d’inchiesta mettevano sotto la lente della procura il conferimento dell’incarico di comandante a Giulia Bassi (che ha preso il posto di Luigi Salvatori alla guida della municipale falisca); il concorso per l’assunzione di quattro ausiliari di polizia locale a tempo parziale e determinato di quattro mesi; due delibere di giunta su un concorso relativo a un altro ufficio comunale: la delibera per l'assunzione a tempo indeterminato e part time di due funzionari amministrativi di categoria D, e quella che approvava il regolamento dei concorsi per le assunzioni a tempo indeterminato. I difensori degli indagati avevano sempre parlato di estraneità ai fatti dei loro assistiti, e arrivavano a dire che le scelte della giunta comunale avevano portato a dei risparmi di denaro pubblico.