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Viterbo, bimbo tolto alla madre con la forza. Senatrice Valente: "Inaccettabile"

Alessio De Parri
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Ha suscitato grande clamore nell’opinione pubblica, anche a livello nazionale, la notizia della sottrazione alla madre - che abbiamo chiamato Chiara, nome di fantasia - del bambino di 7 anni, affetto da problemi di salute, avvenuta lunedì sera con un ingente dispiegamento di forze dell’ordine in un paese della provincia. La donna, 40enne, dopo l’esecuzione dell’ordinanza del Tribunale di Roma sarebbe riuscita ad avere un contatto per pochi minuti con il figlio, che si troverebbe ancora ricoverato nel reparto di pediatria di Belcolle in attesa di essere trasferito in una casa famiglia. Il caso uscito alla ribalta nella Tuscia è solo uno dei tanti che si verificano quasi ogni giorno in Italia e che hanno come filo conduttore la Pas, la sindrome da alienazione genitoriale, negli ultimi mesi riconosciuta sempre più spesso dai tribunali dei minori come motivazione per togliere i figli alle madri durante le cause di separazione e di affidamento tra genitori.

L’alienazione genitoriale, sulla cui fondatezza esistono controverse interpretazioni, è osteggiata dai centri antiviolenza e dalle associazioni, come la Di.Re. (Donne in rete contro la violenza) che la considera “uno strumento di pura invenzione di chi vuole paralizzare le scelte di vita delle donne che desiderano separarsi da un uomo violento”. Sarebbe questa, appunto, anche la storia di Chiara, che in passato aveva denunciato più volte il suo ex marito per violenza e maltrattamenti. Denunce, però, archiviate dalla magistratura, che a febbraio avevano spinto la donna a spostarsi dal Veneto - dove viveva con il marito - in un paese della provincia di Viterbo portandosi dietro il figlio. Un tentativo di cambiare vita e al tempo stesso di dare maggiore assistenza sanitaria al bambino di 7 anni, come detto con gravi problemi di salute e affidato alle cure dell’ospedale Bambin Gesù di Roma.

La sottrazione del bambino alla madre è stata condannata con forza anche dalla senatrice del Pd Valeria Valente, dal 2018 presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, da sempre in prima linea contro l’alienazione genitoriale. “Purtroppo un altro bimbo è stato prelevato con la forza, da casa sua, perché è in corso un contenzioso per l’affido - ha scritto la senatrice dem in un post su Facebook -. E’ stato strappato alla madre, alla sua vita. La donna, che ha lottato perché questo non accadesse, ancora una volta a fronte di comportamenti che ha messo in atto per tutelare il figlio è stata giudicata ‘alienante’ e quindi meritevole di perdere la custodia. Questo ragazzino, in aggiunta, soffre di epilessia e a tutt’ora se ne sono perse le tracce. E’ inaccettabile che un bambino venga prelevato con la forza dalla sua casa perché conteso tra i genitori. Proprio per questo, come Commissione di inchiesta del Senato sul femminicidio, stiamo studiando come intervenire per evitare che avvengano altri terribili episodi come questo, che si configurano come violenti e traumatici per i bambini”. Il punto centrale del ragionamento, al di là degli aspetti generali squisitamente giurisprudenziali e delle storie che stanno dietro a ogni singola separazione, è proprio questo: è normale che uno Stato usi metodi di fatto così violenti per togliere un figlio alla madre? E’ normale che li usi se, come nel caso accaduto nella Tuscia, non si parla di un minore in pericolo, ma semplicemente di un minore conteso?