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Viterbo, Santa Rosa. Trasporto senza pubblico. Tecnico sicurezza: "Si può fare"

Daniela Venanzi
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Non capita tutti i giorni di scrivere la storia della propria città e non capita di farlo attraverso il simbolo più potente e rappresentativo. E’ un po’ come stabilire un patto di sangue, uno dei quelli che, anche volendo, non si cancellano più. Raffaele Ascenzi, sua è la firma su Gloria, la Macchina di Santa Rosa, aveva fatto uno sogno, uno di quelli che ti fanno alzare alle 5 di mattina con l’idea di poter mettere mano, e lui che è architetto ne sa qualcosa, a un grande progetto. “Sì, è stato proprio così - spiega lo stesso Ascenzi, all’indomani del post sui social - mi sono addormentato pensando a quale trasporto fosse possibile quest’anno, e durante la notte ho sognato come farlo, segno evidente che la testa ha continuato a lavorare. L’immagine è stata così potente e suggestiva, che alle 5 di mattina, appena sveglio, ho cominciato a tradurla in un fatto possibile, e l’ho esternata con quel messaggio che tutti hanno letto”.

Ce lo spieghi nel dettaglio?

“Mi è venuta alla mente una forza evocativa e di grande fede, quella del Papa durante la via Crucis. Lui era solo in quel momento, è vero, ma mai così pieno di anime vibranti, quelle del mondo intero, raccolte in un’intensità di fede, come mai prima era accaduto. Siamo piccoli, e il virus ce lo ha reso evidente in pochi giorni. Ecco, quelle immagini hanno avuto il potere di coinvolgere l’intero pianeta, di trovare l’unità e la bellezza umana. E forse anche Santa Rosa, così come l’ho pensata per questo anno, avrebbe potuto sfilare nel buio, nel silenzio, con i viterbesi che per una volta avrebbero lasciato da parte, l’aspetto fisico partecipativo, pure importante, ma questo settembre impossibile, e avrebbero fatto parlare solo il linguaggio immateriale. Avevo immaginato il trasporto di Gloria, preceduto da quello del corpo della Santa, una regia fantastica, un fatto unico che avrebbe regalato stupore e spiritualità, e non solo a Viterbo e ai viterbesi. Questa volta l’eco sarebbe stata straordinaria anche nel resto del mondo”.

Secondo lei un trasporto nel silenzio sarebbe possibile?

“E’ un sogno folle, ma sì, possibile. E sono sicuro che tutti i cittadini avrebbero capito. Così come si sono festeggiati gli Europei all’interno delle nostre case, magari con qualche parente a cena, così si sarebbe potuto fare anche in questa situazione. Realizzando una diretta di altissimo livello, in grado di far passare l’emozione di un passaggio tra le vie silenziose e buie della città”.

Tra il dire e il fare però c’è la questione sicurezza, tenere a bada anche irriducibili e scellerati...

“Certo, io non sono un tecnico o un esperto del settore. Però per poter riuscire in questa impresa ci sarebbe bisogno del coinvolgimento della chiesa, della prefettura, della questura, del sodalizio dei facchini, del sindaco, del vescovo, di una promozione mediatica importante. Un gioco di sinergia. Così come siamo stati chiusi nel lockdown, è sempre possibile pensare di farlo in questa occasione, passando attraverso tv, giornali, social e promuovendo questo fatto come un evento esclusivo e irripetibile. La gente avrebbe capito e sarebbe stata complice”.
Parla al condizionale: questo sogno non s’ha da fare?
“Non voglio entrare in questioni che non mi competono, a questo come già detto, devono dare risposta le autorità. Qualsiasi decisione verrà presa è comunque rispettabile e la comprenderò in qualunque direzione vada”.

Fin qui Raffaele Ascenzi. Entrando nel merito della questioni sicurezza, interviene invece Luciano Tomei, tecnico incaricato per lo studio di fattibilità da parte del Comune, colui che sta quasi sempre dietro gli spettacoli più complessi realizzati in città e provincia. Anche Tomei si mostra possibilista rispetto a questa ipotesi suggestiva. “Il trasporto senza pubblico si può fare - spiega -, ma bisogna immaginare cordoni per la sicurezza, un tam tam mediatico che prepari la gente, incontri preliminari con le figure coinvolte. Tutto l’aspetto andrebbe insomma studiato nei minimi dettagli. Ma si può fare. Io però faccio solo lo studio, la decisione finale non spetta a me”.