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Viterbo, barricata in casa per non perdere il figlio. Tensione in una casa di campagna. Il piccolo di 7 anni portato in una struttura protetta

Alessio De Parri
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Chiara (nome di fantasia) è una mamma di 40 anni che da lunedì sera non ha più notizie di suo figlio. Non sa come sta, non sa dove si trovi. Il bambino di 7 anni, che sarebbe affetto da epilessia e da altri disturbi e con cui Chiara viveva in una casa di campagna di un paese della Tuscia, le è stato portato via dalle forze dell’ordine che hanno così eseguito il provvedimento, disposto otto mesi fa dal tribunale di Roma, di sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti della donna, con il conseguente affidamento del bambino ad una casa famiglia. Chiara, inoltre, insieme a suo padre, il nonno del bambino, sarebbe anche indagata per il reato di sottrazione di minori.

E’ questa l’ultima storia, una delle tante emerse negli ultimi mesi, con cui ad una madre viene tolto un figlio in base al riconoscimento da parte dell’autorità giudiziaria della sindrome da alienazione genitoriale, teoria controversa che descriverebbe la condizione psicologica di minori che hanno rifiutato uno dei due genitori a causa dell’incitamento intenzionale portato avanti dall’altro. L’alienazione genitoriale continua a trovare applicazione nei tribunali e spesso - come in questa occasione - viene invocata dal padre durante le cause di separazione e di affidamento dei figli. L’ex marito, infatti, avrebbe denunciato Chiara da quando a febbraio la donna si sarebbe allontanata con il figlio dal Veneto, dove in precedenza aveva vissuto la coppia, per trasferirsi nella Tuscia, in modo tale da far seguire il piccolo dai medici dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, rinunciando peraltro anche al suo lavoro. Cinque mesi vissuti in silenzio, nell’ombra, fino a quando la 40enne non è stata rintracciata lunedì scorso dalle forze dell’ordine, una quindicina di persone in tutto, arrivate sul posto anche con l’ausilio di un’ambulanza. L’esecuzione, iniziato alle 21.30, è durata un’ora, non senza momenti drammatici. Chiara, infatti, si sarebbe barricata in casa rifiutandosi di aprire, tant’è che le forze dell’ordine avrebbero utilizzato la fiamma ossidrica per sfondare la porta.

 

Ci sarebbe stata anche una colluttazione nel corso della quale la 40enne sarebbe rimasta ferita, e alla fine della trattativa polizia e vigili del fuoco hanno portato via il bimbo. “Il bambino, terrorizzato, sarebbe stato allontanato con la forza dalla madre in esecuzione dell’ennesimo provvedimento di un tribunale che non riconosce la violenza subìta dalla donna”, afferma Antonella Veltri, presidente di Dire, rete nazionale dei centri antiviolenza alla quale Chiara, assistita da un pool di avvocati, si era rivolta negli ultimi mesi per denunciare la sua situazione. “Questo sistema giudiziario non ascolta le richieste del bambino - prosegue Antonella Veltri -. Il bambino ha gravi problemi di salute e la madre, peraltro, tra il 2014 e il 2018 ha presentato ben sei denunce per violenza e maltrattamenti, tutte archiviate, a conferma di quanto la violenza sia sottovalutata dalla magistratura”. Tra l’alto sull’alienazione genitoriale c’è anche una sentenza della Cassazione che non la ritiene sufficiente per giustificare provvedimenti come quello che ha subìto Chiara, da due giorni senza più notizie del figlio.