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Viterbo, anziano morto dopo essere stato parcheggiato al pronto soccorso. La denuncia della famiglia

B. M.
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F. S., 84 anni, è morto il 19 luglio all’ospedale Belcolle. L’anziano era affetto da Parkinson ed era cardiopatico, ma non è morto in nessuno dei due reparti adibiti alla cura e all’assistenza di pazienti con queste patologie. F. S. è morto nel reparto di Urologia, “parcheggiato per assenza di posti altrove”, afferma il nipote, con cui l’84enne viveva a Fabrica di Roma. Poteva essere salvato? Forse no. Poteva essere assistito in modo diverso? Forse sì. E per questo motivo il nipote, tramite il consulente legale Matteo Cesarini, si è affidato a Studio3A-Valore spa, società specializzata nella tutela dei diritti dei cittadini.

 

Spiega Studio3A: “Nonostante tutte le problematiche, il quadro clinico dell’uomo era stabile. Sabato 17 luglio, tuttavia, l’84enne lamentava forti dolori, è stato quindi chiamato il 118 e i sanitari, ipotizzando uno scompenso cardiaco unito a difficoltà respiratorie, lo hanno condotto al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo, dove sono stati esclusi problemi cardiaci, ma confermati in tutta la loro gravità i problemi di respirazione tanto da dovergli applicare una maschera a casco. I medici del triage, constatata la delicatezza della situazione, hanno chiamato la Terapia intensiva dove però il trasferimento non è stato effettuato ritenendolo non necessario. I medici del pronto soccorso hanno allora tentato con il reparto di Medicina d’urgenza, ma anche da qui è arrivato un no per mancanza di posti. La domenica, ogni tentativo del nipote di ottenere informazioni risulta vano: gli viene soltanto riferito per telefono, alle 17.30, che l’indomani, lunedì, sarebbe stato finalmente portato in Medicina d’urgenza".

 

"A quel punto il congiunto si reca di persona in ospedale per ben due volte, nel pomeriggio e di sera, per sapere come stesse il paziente, ma gli viene negato ogni colloquio. Poco prima delle 23 lo chiama un’infermiera per informarlo che lo zio è stato trasferito in Urologia. Il nipote fa subito presente la totale inadeguatezza di quella collocazione, chiama il reparto in questione dove l’operatrice è della sua stessa idea e assicura che si farà sentire con i medici. Ma non ci sarà il tempo. Poco dopo mezzanotte, alle 0.17 di lunedì 19 luglio, una dottoressa di Urologia chiama il nipote per informarlo della morte dello zio: nonostante la nuova corsa all’ospedale, non riesce nemmeno a vederlo, al suo arrivo la salma è già stata trasportata in obitorio. Gli viene detto soltanto che il paziente è morto per un attacco di cuore, ma i dubbi e le perplessità restano, anche sulla causa del decesso, oltre che sulle cure prestate”. Da ciò la richiesta di intervento di Studio3A, che intende “dare risposte alle richieste di chiarezza e giustizia del nipote. Sarà acquisita tutta la documentazione clinica per valutare se sussistano profili di responsabilità medica nella condotta dei sanitari che hanno avuto in cura F. S. e intraprendere quindi le conseguenti azioni”.