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Viterbo fitofarmaci, biodistretto difende ordinanza Vita

Alessandro Quami
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“Ha fatto bene il sindaco di Nepi a emettere un’ordinanza per tutelare le zone di rispetto delle sorgenti dell’acqua minerale Terme dei Gracchi ed Etruria e di altre sorgenti di acque destinate al consumo umano”. Gli agricoltori biologici del costituendo Biodistretto del lago di Bolsena hanno scritto una lettera al sindaco di Nepi Franco Vita, che nei giorni scorsi ha ottenuto un successo: il Tar ha detto no all’annullamento dell’ordinanza contro fitofarmaci e glifosato firmata da Vita. A invocare l’intervento dei giudici amministrativi erano state le imprese di Assofrutti. “E’ un risultato importante - ha commentato Vita - per cui ringrazio i Comuni del Biodistretto della via Amerina e delle Forre, il presidente Famiano Crucianelli e tutte le persone che mi hanno sostenuto in questa battaglia per il territorio”.

L’elogio di Vita arriva anche dal comitato promotore del costituendo Biodistretto lago di Bolsena: “Vogliamo testimoniare una realtà produttiva diversa dall’agricoltura convenzionale, promuovere uno sviluppo locale attento al territorio, senza rinunciare ai guadagni economici”, dicono nella lettera. “Il sindaco di Nepi sta facendo solo il suo mestiere di autorità sanitaria. Quando un sindaco emana un’ordinanza per difendere l’acqua, c’è un problema serio. Anche alcuni sindaci del lago di Bolsena un paio di anni fa hanno emanato delle ordinanze, improprie nella forma, per scongiurare l’arrivo dell’agroindustria e della monocoltura convenzionale (noccioleti ndr). E subito sono state impugnate. Nessuna sorpresa. Quei sindaci sapevano che sarebbe potuto accadere, ma volevano lanciare un messaggio politico: no all’uso di fitofarmaci dannosi, noi vogliamo tutelare le falde idropotabili e la salute dei cittadini del comprensorio lacustre. Ebbene, anche i ricorsi al Tar contro quelle ordinanze, come oggi contro il provvedimento di Nepi, hanno un valore politico: si dice che non si può impedire l’iniziativa imprenditoriale di impiantare e sviluppare una coltura molto redditizia, con trattamenti chimici, anche a scapito del benessere dei suoi abitanti”.

E ancora: “E’ proprio questo atteggiamento miope e poco lungimirante che sta scatenando una guerra fra poveri, nella quale le vere vittime sono soprattutto i lavoratori dell’agricoltura e i bambini, che stanno pagando con la loro salute il caro prezzo di una politica agricola sbagliata. Leggiamo ogni anno i dati del Registro tumori della nostra provincia e non ci stupisce che proprio nei comuni interessati dallo sviluppo della monocoltura del nocciolo vi sia una percentuale più alta rispetto alla media regionale e nazionale di leucemie, linfomi e melanomi. Centinaia di studi dimostrano le correlazioni tra i danni alla salute e l’uso di erbicidi e pesticidi, specie sul neurosviluppo dei bambini”.