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Viterbo, servizio mensa prorogato per altri tre anni

Daniela Venanzi
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Sono 1400 i bambini che a Viterbo usufruiscono della mensa comunale, circa 20 i plessi scolastici interessati. Duecentotrenta mila i pasti serviti in un anno. Numeri importanti che richiedono la massima attenzione e vigilanza. E’ per questo che venerdì si è svolta una riunione della IV commissione, con l’audizione di quanti hanno avuto il compito, a vario titolo, di verificare la funzionalità del servizio. Va detto che, a giudizio di tutti, i risultati finora sono stati eccellenti e infatti negli ultimi mesi si è reso necessario solo qualche perfezionamento di poco conto prontamente richiesto e risolto. E’ il caso della pasta che qualche volta arrivava scotta a causa dell’introduzione delle monoporzioni decisa nell’ambito delle misure di sicurezza contro il Covid. Lo ha confermato anche il dirigente comunale Luigi Celestini, che ha dichiarato come la qualità del servizio, dei cibi e non ultima la tracciabilità sono sempre stati limpidi e senza difficoltà. Anche la rappresentante dei genitori ha parlato di un rapporto con l’azienda di correttezza reciproca, puntualizzando che le visite e gli assaggi sono sempre stati effettuati a sorpresa. Da parte sua la Multiline ha sottolineato come la Ep, quando è stata sollecitata su piccoli accorgimenti o modifiche, ha sempre risposto positivamente.

L’inchiesta di Udine intanto va avanti, l’azienda è pronta a difendersi per non far passare sotto silenzio quella che ritiene un’ingiustizia. Durante gli interrogatori i responsabili hanno tenuto a sottolineare che solo lì, alla vincita della gara per il servizio, prima gestito per anni da un’altra azienda, si sono verificate simili problematiche. Nulla di anomalo è stato infatti mai segnalato nelle altre città d’Italia (e all’estero) dove l’azienda opera. “Anzi - ha dichiarato il fondatore - ero convinto e sono convinto che ci sia stato un accanimento nei nostri confronti, un’azione tesa a diffamare l’attività dell’azienda viste le continue segnalazioni quasi quotidiane”. Tanto da obbligare lo stesso dirigente a segnalare la vicenda all’autorità giudiziaria di Udine con un esposto. Una storia quindi tutta da chiarire. Dove torti e ragioni sono ancora da appurare.  Nella città dei papi invece il primo cittadino non ha incertezze: “A Viterbo, così come certificato ufficialmente dai nostri controlli di cui abbiamo incaricato la Multiline, impresa specializzata nel settore, e dalla verifica costante dei genitori, la EP emerge in modo oggettivo come una eccellenza d’Italia e con un indice di gradimento elevato. E penso che tutti, dalla riunione avvenuta venerdì mattina, possano ritenersi soddisfatti. Si riprenderà quindi a settembre il servizio in tutta sicurezza. Posso dire, dati alla mano, che la gestione delle mense non ha mai funzionato meglio a Viterbo. Ed è per questo che procederemo con le proroghe del servizio”.

Tra l’altro, fanno sapere dagli ambienti del centro cottura del Poggino, l’attenzione della Ep anche all’aspetto igienico in tempo di Covid e a quello ecologico è stata precisa e puntuale. Da settembre a giugno, l’azienda ha infatti modificato il servizio passando dalle multirazioni, poi distribuite dal personale direttamente nei plessi, alle monoporzioni. In più, senza utilizzare la plastica ma piatti lavabili con coperchio, al 100% sanificabili. Qualcuno sottolinea inoltre che il prezzo del pasto di 4,75 euro, con cui la Ep si è aggiudicata l’appalto, rispetto alla base d’asta di 5,20, ha già costituito un enorme risparmio senza rinunciare ad una qualità elevata. In cifre si parla di oltre 80.000 euro l’anno: le eventuali proroghe previste, e di solito utilizzate per tre anni al massimo, significherebbero blocco del prezzo a questa cifra. L’ipotesi di espletare una nuova gara al contrario vorrebbe dire da subito un aumento considerevole degli importi. Basti pensare che oggi gli standard minimi bio sono al 100%, mentre nel 2017 erano all’80. Il rincaro sarebbe inevitabile. A Roma, città di riferimento per Viterbo, attualmente sono state assegnate gare a 5,55 euro a pasto. Insomma, cambiare qualcosa che funziona al meglio, quando questo si tradurrebbe in decine di migliaia di euro in più da spendere, sarebbe, come dice qualche addetto ai lavori, darsi soltanto la zappa sui piedi.