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Viterbo, benzinai fatti lavorare in nero. Oltre 800 mila euro di profitti illeciti

B. M.
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Dieci lavoratori in nero e 110 irregolari, per un profitto illecito di 835.235 euro. E ancora: sette lavoratori titolari del reddito di cittadinanza ottenuto dopo aver presentato false dichiarazioni. E’ questo il risultato di una vasta indagine della Guardia di Finanza che per mesi ha passato al setaccio i libri contabili di sei società, titolari di distributori di benzina nella Tuscia, tutte riconducibili a un noto imprenditore di origine campana.  L’indagine amministrativa della Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica, si è incrociata con quella della squadra mobile di Viterbo (operazione Petrol station), che ha portato alla luce casi di sfruttamento di dipendenti, soprattutto stranieri, da parte del gruppo campano.  Operai costretti a vivere in ambienti malsani accanto ai distributori, che lavoravano anche dieci ore al giorno. Persone controllate a distanza con il telefonino, per avere la certezza che si trovassero sul posto di lavoro. Una situazione di sfruttamento. 

 

Contestualmente a questa indagine, è partita quella della Finanza con i risultati già detti: dieci lavoratori in nero, 110 irregolari e sette destinatari del reddito di cittadinanza senza averne i requisiti. In questi giorni, gli uomini della compagnia della Guardia di Finanza di Viterbo stanno procedendo alla notifica dei relativi provvedimenti di carattere amministrativo, ulteriori rispetto a quelli già eseguiti in sede penale (due misure cautelari) a carico delle sei società tra loro collegate, facenti capo allo stesso imprenditore campano e ai suoi familiari, ricostruendo un illecito profitto pari a 835.235 euro, corrispondente ai compensi che sarebbero spettati, ma non sono mai stati erogati, a beneficio dei lavoratori per le prestazioni che avevano svolto. Infine, i sette che, presentando false dichiarazioni, avevano ottenuto il reddito di cittadinanza, sono stati denunciati. 

 

L’operazione “Petrol station” risale allo scorso 24 giugno e ha portato all’arresto di due persone, padre e figlio, gestori di otto distributori tra Viterbo e provincia. L’accusa era di sfruttamento del lavoro: trattavano i dipendenti come degli schiavi facendoli dormire in alloggi fatiscenti e controllandoli giorno e notte facendosi inviare delle foto per controllare se erano al lavoro.  Secondo la Procura della Repubblica di Viterbo, i due sfruttavano 13 lavoratori, tutti regolarmente assunti con contratti part-time. Secondo quanto emerso dalle indagini li costringevano a turni di lavoro massacranti facendoli dormire in alloggi di fortuna di fianco alle stazioni di servizio.  Il padre era stato già raggiunto da un provvedimento di sospensione del ruolo di amministratore, ma non è bastato. I due avrebbero continuato a sfruttare i dipendenti talvolta trattenendo senza motivo parte dello stipendio.