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Viterbo, le sculture di Gildo Cecchini nelle spiaggette del Treja a Civita Castellana

Alfredo Parroccini
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Il fiume Treja ha un figlio prediletto. Il suo nome è Gildo Cecchini. A Civita Castellana e non solo, tutti lo conoscono per la sua particolare e originale passione. Dagli anni Ottanta Cecchini (ex barbiere andato in pensione lo scorso anno dopo circa 70 anni di assiduo lavoro) si dedica con grande impegno all’arte, precisamente alla scultura del tufo, la roccia locale per antonomasia. Nel corso degli anni l’ottantenne Gildo ha realizzato oltre cento sculture tufacee, alcune delle quali colossali, alte anche quattro metri. Una passione che lo ha reso molto famoso, un autentico personaggio di cui tutti hanno stima e che in tanti sono desiderosi e curiosi di incontrare.

La maggior parte delle sue incredibili opere artistiche (che ritraevano e ritraggono volti umani, animali, coppie, piante) sono state posizionate sulle spiaggette e lungo l’alveo del fiume Treja, come ornamento e abbellimento del corso d’acqua più amato dai civitonici di cui Cecchini conosce alla perfezione le storie e gli aneddoti meglio di chiunque altro. Il luogo preferito dove si possono ammirare le sculture di Cecchini è la mitica zona di “Legata”, una vecchia diga in pietra, da decenni in disuso e in parte crollata, che nel periodo estivo diventa meta di tanti bagnanti locali che, approfittando della fina spiaggia delle rive e degli ameni isolotti del Treja, amano immergersi e nuotare nelle acque fresche del fiume.

 

“L’ultima opera che ho realizzato con il tufo - spiega Gildo - è un gufo con un’unica testa, ma con ben quattro visi. Il gufo, grazie al suo sguardo a 360 gradi, rappresenta una sorta di sentinella naturale di questo luogo bellissimo, immerso totalmente nella natura incontaminata. Qui è un vero paradiso. Lontano dai rumori e dai fragori della città, la persona si rigenera e si riconcilia con la natura, con la sua meravigliosa flora e la sua variegata fauna. Il fiume Treja è la mia musa ispiratrice, guida le mie mani a scolpire il tufo e a rendere così omaggio allo straordinario ambiente delle forre di Civita Castellana”.