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Viterbo, abusi su bambine: assolti i genitori e un imprenditore

Valeria Terranova
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Si è concluso con 3 assoluzioni il processo a carico dei genitori e a un imprenditore accusati di pedofilia nei confronti delle due figlie minori della coppia. Il 13 luglio il pm Paola Conti ha avanzato un’istanza di assoluzione per insufficienza di prove nei confronti dell’imprenditore e una condanna a 3 anni per il padre delle piccole accusato di maltrattamenti ai danni della consorte, tra l’altro ipovedente, e dei 4 figli, due maschi e due femmine. La pubblica accusa, nel corso della requisitoria, ha riferito che sebbene non fossero emerse prove schiaccianti in merito alla violenza sessuale, le perizie effettuate tuttavia hanno confermato che le due piccine fossero state “adultizzate e sessualizzate” e che non fossero tecnicamente illibate. Inoltre, per i due genitori, accusati in concorso di maltrattamenti e deflorazione nei riguardi delle due bimbe, il pubblico ministero ha chiesto una condanna di 2 anni.

 

Ieri, martedì 20 luglio, al termine della camera di consiglio, il verdetto finale emanato dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, ha disposto l’assoluzione per i tre coimputati. La vicenda risale alla primavera del 2014, quando le piccole, all’età di 6 e 8 anni, sarebbero state costrette a subire delle violenze da parte dell’imprenditore con la complicità dei genitori. La coppia originaria dell’Est europeo e residente a Capranica, una volta aver ottenuto nuovamente l’affidamento delle figliolette e del fratellino maggiore, si rese irreperibile e da quel momento il nucleo famigliare sembrerebbe sparito dalla circolazione. Anche le ulteriori ricerche, disposte successivamente dai magistrati nel prosieguo del procedimento, non hanno portato a nulla. Solo a maggio scorso, l’imprenditore, rappresentato dagli avvocati Noemi Palermo e Vincenzo Petroni, a distanza di 7 anni, ha raccontato la propria versione in aula, dichiarandosi estraneo ai fatti a lui contestati.

 

Stando alle indagini, i tre adulti avrebbero immortalato gli abusi sulle sorelline con una fotocamera, dietro la quale si presumeva si celasse l’imprenditore, che all’epoca era il datore di lavoro del padre delle bambine. Il tutto si sarebbe svolto in una casa disabitata da tempo di proprietà dell’imprenditore con la complicità di entrambi i coniugi, in cambio di alcune somme di denaro. In particolare, la macchina fotografica utilizzata per riprendere le violenze e che fu sequestrata, coincideva con quella che venne descritta dalle sorelline e che poi sarebbe stata ritrovata in un garage di proprietà dei genitori e poi sottoposta a perizia. Dalle analisi effettuate sul dispositivo fotografico però non venne fuori alcun materiale a sfondo pedopornografico e non furono trovate fotografie in cui erano ritratte le minori. Soddisfatti i difensori dell’imprenditore che ha sin dall’inizio hanno sostenuto l’innocenza del proprio assistito.