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Viterbo, “Salvare il laboratorio di restauro”. Appello del commissario della Biblioteca Consorziale Paolo Pelliccia

B. M.
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“Salviamo il laboratorio provinciale di restauro, che da oltre trent’anni opera nella Tuscia e che ora rischia di scomparire”. A lanciare l’appello è Paolo Pelliccia, commissario straordinario della biblioteca consorziale. Il problema è il mancato reintegro del personale in pensione. Dagli inizi di luglio, a causa di ciò, nella sede non opera più nessuno: praticamente è chiusa. “Nelle sale del Villino Rosi, un palazzetto situato a La Quercia- spiega Pelliccia - sono stati accolti piccoli e grandi capolavori del nostro patrimonio. In quelle sale i preziosi materiali venivano ospitati, studiati, restaurati, riportati al loro antico splendore, scongiurando in maniera quasi eroica il loro lento o veloce deterioramento. Purtroppo però, questa splendida realtà, anche a causa dei pensionamenti non rimpiazzati, sta andando a morire. Il che, si capirà bene, è un enorme peccato, oltre che un vero e proprio vulnus al nostro patrimonio, che ha il diritto di essere restaurato proprio qui, nella sua terra di origine”. Viterbo, ricorda Pelliccia, ha anche un’altra eccellenza nel campo del restauro, ovvero il laboratorio dell’Università della Tuscia, che si incardina all’interno dell’offerta formativa del corso di laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali, diretto dal professor Stefano De Angeli, dove i giovani studenti sono affiancati da personale docente esperto, e dove vengono pazientemente guidati nell’apprendimento di una professionalità tanto importante quanto difficile.

 

“L’Università della Tuscia - evidenzia Pelliccia - oggi ha davanti a sé una sfida alla quale la chiamano a gran voce il territorio e tutti gli Istituti culturali che su essa operano, e non in ultimo anche la Biblioteca Consorziale: stringere una convenzione con la Provincia di Viterbo e gestire direttamente quel luogo di eccellenza che è stato e che merita di tornare ad essere il laboratorio provinciale del Restauro del Villino Rosi. Siamo certi si tratti di una sfida perfettamente alla portata delle altissime professionalità che compongono l’ossatura interna dell’Università, e siamo altrettanto certi che investire in questa direzione e coinvolgere i giovani studenti possa essere un vero e proprio volano per l’economia, l’istruzione e l’occupazione sul nostro territorio. Come Consorzio - ricorda Pelliccia - avevamo proposto alla Provincia e alla Regione una nostra idea di destinazione del Villino Rosi, ma non possiamo che dare ragione sia all’Università della Tuscia che ad Albino Ruberti, capo di gabinetto del presidente Nicola Zingaretti, sulla necessità di investire nel campo del restauro, e farlo investendo proprio sul recupero di quell’importante tradizione che è rappresentata dal laboratorio provinciale del restauro".

 

"Siamo davanti all’opportunità concreta, intuita per altro dal dottor Ruberti, e pienamente condivisa dal Consorzio, di fare di Viterbo una vera e propria eccellenza regionale, nonché nazionale, nell’ambito del restauro e della salvaguardia del patrimonio storico-artistico. Come ovvio - conclude Pelliccia - il Consorzio resta completamente a disposizione sia dell’Università della Tuscia che degli altri soggetti in campo per prestare il proprio aiuto affinché possa realizzarsi questo obiettivo culturalmente decisivo per il nostro territorio. Ovviamente, però, trattandosi di collaborazione e scambio di competenze, il Consorzio conferma per altro anche la sua piena disponibilità a prestare il proprio aiuto, in qualsiasi forma esso sia richiesto, a livello organizzativo, scientifico, ma anche riflessivo, per far sì che il progetto del Borgo della Cultura, che pure prevede spazi per il laboratorio di restauro, possa essere realizzato nel migliore dei modi, e divenire un vero e proprio centro culturale impostato sulla memoria del territorio, sulla sua cultura e sull’umanità nel senso più ampio e inclusivo del termine”.