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Viterbo, estorsioni e spaccio. Le minacce sui social: "Ti strappo la lingua". Sei misure cautelari. Le accuse e le intercettazioni

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Nel corso della giornata di ieri, lunedì 20 luglio, i carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip. Complessivamente sei le persone coinvolte, tutti responsabili a - vario titolo - dei delitti di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed estorsione. F.C. 25enne di Roma è stato ristretto nel carcere di Lanciano (Chieti); A.S. 25enne di Mentana (Roma) e R.M. 28enne di Aprilia (Latina) agli arresti domiciliari; F.E., C.S. e B.L., tutti e tre della provincia di Viterbo, sono stati sottoposti all’obbligo quotidiano di presentazione alla polizia giudiziaria. L’indagine – coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo - è stata avviata lo scorso mese di dicembre dai militari del Nucleo Investigativo, a seguito di denunce sporte da diverse persone, vittime esauste di ripetute gravi minacce estorsive, che si sono rivolte anche presso i comandi dell’Arma di Montefiascone, Bolsena e Vetralla.

 

Le attività svolte dai Carabinieri hanno consentito di documentare che l’indagato F.C. era solito vendere sostanza stupefacente nel viterbese, facendo credito agli acquirenti di “fiducia”. Se questi, però, non saldavano quanto dovuto iniziavano le richieste di interessi esorbitanti, da lui arbitrariamente prestabiliti, e scattava l’intimidazione per regolare i conti. “Te massacro di botte, ti spacco la testa”, “Tu non c’hai rispetto e quindi io te devo imparà… te devo addrizzà”, “qualcuno al posto tuo paga”, questi alcuni dei messaggi scritti e vocali che quotidianamente venivano inviati attraverso applicazioni Signal, Instagram, Whatsapp. Nel caso non avessero sortito effetto si iniziava a vantare amicizie con persone “pericolose che non scherzano, gente grande” e “qualcuno risolverà questa storia, sono sicuro!”. Destinatari delle assillanti minacce o delle ingiuste richieste di denaro erano anche i familiari sui quali fare leva per una maggiore intimidazione, genitori, suoceri, mogli e perfino figli piccoli.

 

Alla fase della riscossione dei debiti partecipavano anche gli altri complici che, subentravano nelle minacce “ascoltami bene ho parlato adesso con C. ha detto che se entro mezz’ora non sei a Viterbo ti strappa le ossa dal corpo… non ti rimangiare le cose perché ti giuro ti strappo la lingua e la do in pasto ai lupi!”, fissavano appuntamenti e riscuotevano i soldi (sono state dichiarate riscossioni ben oltre le 100.000 euro in poco più di un mese). In alternativa se la vittima era sprovvista di denaro contante, veniva richiesto l’acquisto di costosi cellulari di ultimissima generazione, accendendo appositi finanziamenti. Su disposizione del “capo” ossia F.C ed in violazione delle prescrizioni previste per contenere il contagio da covid-19, due degli indagati si recavano nel luogo di residenza della vittima per prelevarlo e costringerlo, anche a seguito delle minacce espresse dagli altri indagati, ad acquistare due costosi telefoni cellulari a parziale ristoro del credito preteso. L’evento non si concretizzava perché controllati dai Carabinieri e, dopo essere stati sanzionati per aver fatto uno spostamento non giustificato tra comuni, venivano allontanati. La responsabilità di quanto accaduto viene attribuita al denunciante senza mezzi termini “vabbè hai fatto piglià pure otto piotte (n.d.r. riferito alla contravvenzione per violazione delle norme covid), io non so quante botte dovrai piglià giù pe Viterbo”, “domani viene gente grande da te”. A seguito dell’arresto di un giovane per concorso in rapina, la madre riceveva dei messaggi di testo e vocali tramite whatsapp da parte di un uomo che si presentava come amico di vecchia data del figlio, intimandole ripetutamente e con tono minaccioso di saldare un debito di 8.500 euro, che affermava essere stato mutuato, suo tramite, al giovane da persone pericolose, “a me domani servono questi soldi, e ripeto non sono i miei”, “questi domani alle due vogliono i soldi come è giusto che sia”. Non avendo ottenuto il denaro richiesto veniva intimato alla donna di parlare con il padre del ragazzo arrestato “altrimenti lo faccio rintracciare da altre persone”.

 

Nell’odierna fase esecutiva  - che rappresenta un primo epilogo dell’attività di indagine condotta da Nucleo Investigativo in perfetta sinergia  con i Carabinieri delle Compagnie di Montefiascone e Viterbo - venivano ritrovati e sequestrati 70 grammi di cocaina e 700 grammi di hashish casa di F.C.  e sono state eseguite anche altre perquisizioni a carico di 2 indagati residenti nell’Orvietano, accusati di spaccio di sostanze stupefacenti. Negli ultimi mesi i carabinieri del Comando Provinciale di Viterbo hanno già proceduto in episodi analoghi, allorquando approfittando delle difficoltà della vittima la restituzione di una somma di denaro è degenerata da parte di creditori senza scrupoli in una vera e propria richiesta estorsiva con metodi anche brutali; è però fondamentale che in questi casi le vittime trovino la forza di sporgere denuncia, mettendo in condizione i militari dell’Arma dei Carabinieri di tutelarle e tirarle fuori da situazioni disperate, che appaiono senza uscita quando per paura non ci si rivolge alle Istituzioni preposte.