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Viterbo, rotatoria di Quartaccio bloccata dalla burocrazia da 15 anni

Massimiliano Conti
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Meno di mille metri quadrati di terreno inedificabile da espropriare bloccano un’opera attesa da quindici anni dalla popolazione di almeno tre comuni. Non esiste simbolo peggiore dei danni prodotti dalla burocrazia italiana, con tutte le sue lungaggini, della mai realizzata rotatoria del Quartaccio, tra Fabrica di Roma, Corchiano e Civita Castellana, uno degli incroci più pericolosi della provincia, teatro di una lunga scia di incidenti, spesso anche mortali. L’ultimo, fortunatamente senza vittime, è avvenuto nella notte tra sabato e domenica 11 luglio quando una Citroen Cactus guidata da un neopatentato e con a bordo altri tre ventenni si è scontrata frontalmente con un Suv condotto da una donna che rincasava dopo il lavoro. A riportare le ferite più serie è stata proprio quest'ultima.  “Dobbiamo aspettare che ci scappi un altro morto perché questa benedetta rotonda venga realizzata?”, attacca Angelo Conti, responsabile di Civita Castellana del movimento politico Articolo 1. In realtà, facendo i dovuti scongiuri, nemmeno un’altra vittima accelererebbe la realizzazione di un'opera già progettata e finanziata dalla Provincia con 300 mila euro di fondi di bilancio ma bloccata appunto dalle sabbie mobili della burocrazia. Era il 2009 quando l'allora presidente Alessandro Mazzoli, durante la campagna elettorale per le comunali a Civita Castellana, annunciava l’imminente avvio dei lavori di messa in sicurezza dell’incrocio. Da allora sono passati 12 anni, scanditi da innumerevoli incidenti, prese di posizione politiche, proteste, comunicati o mozioni, come quelle presentate dagli ex consiglieri provinciali di Rifondazione Massimo Miccini e Riccardo Fortuna.

 

Il problema, come spiegano dall’ufficio viabilità di Palazzo Gentili, è nella proceduta di esproprio di una piccola porzione di terreno appartenente all’area di servizio che si trova nelle vicinanze dell’incrocio, sulla provinciale 74, la strada che conduce a Fabrica di Roma. Meno di mille metri quadrati, inutilizzabili e inedificabili perché rientranti nella fascia di rispetto, che, a quanto pare, le due proprietarie intendono vendere a caro prezzo. L’iter ha tempi lunghissimi: va pubblicato l’avviso, poi ci sono i tempi per le osservazioni e quelli per le controdeduzioni. Come se non bastasse, sulla procedura di esproprio pende anche un ricorso al Tar intentato il 25 maggio del 2019 dalle due donne. Il tribunale amministrativo non si è finora espresso né ha concesso la sospensiva. Ergo: l’iter può proseguire, ma con i suoi tempi tecnici. Lunghissimi. Il nodo del contendere, come sempre avviene in questi casi, è di natura economica: la somma offerta dalla Provincia viene ritenuta non congrua dalla controparte. 

 

In passato c’erano stati altri intoppi, sempre di natura burocratica, riguardanti l’approvazione della variante urbanistica da parte del Comune di Fabrica, nel cui territorio ricade l’incrocio. Il sindaco Scarnati sosteneva di aver fatto la sua parte, mentre la Provincia contestava la mancanza, in allegato alla variante, dell’indagine geologica, condizione necessaria per poter ottenere il parere di compatibilità urbanistica da parte della Regione Lazio. A sbloccare la situazione alla fine aveva provveduto la stessa Provincia, commissionando a proprie spese l’indagine geologica. A quel punto è iniziato il calvario dell’esproprio. Secondo gli uffici di via Saffi l’iter è ormai in dirittura di arrivo: una decina di giorni fa è stata approvata la determina. Ora l’avvio della procedura deve essere comunicata alle proprietarie, le quali hanno 30 giorni di tempo per rispondere. Se non accettano, la Provincia procede con un decreto e deposita le relative somme presso la Cassa depositi e prestiti. Se tutto fila liscio a ottobre si va alla gara per individuare l’impresa che eseguirà i lavori. Sempre con i necessari tempi tecnici. E sempre che la seconda classificata non presenti ricorso al Tar. Non sarebbe la prima volta che capita. Belcolle docet.