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Viterbo, piogge e frane. Il professor Riccardo Valentini: “Tuscia a forte rischio idrogeologico”

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Alessio De Parri
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Dal caldo africano di una settimana fa alle piogge torrenziali di questo week-end. Sbalzi di umore di un clima sempre più impazzito anche nella Tuscia, che tra venerdì e ieri ha provocato i danni maggiori nella zona di Montefiascone. Il nubifragio che venerdì scorso all’ora di pranzo si è abbattuto sul colle falisco, infatti, nel giro di un’ora ha trasformato le vie del centro storico e della frazione delle Grazie in fiumi, con la violenza dell’acqua che ha scoperchiato diversi tombini. L’intervento della Protezione civile è stato provvidenziale anche per mettere in sicurezza la strada provinciale Verentana, all’altezza dell’ospedale, dove sono caduti diversi sassi e lapilli, che a causa della bomba d’acqua si sono staccati dalla parete che si trova sotto la chiesa di Santa Margherita. I volontari dell’Asvom hanno dovuto chiedere al commissario prefettizio al Comune l’intervento di un escavatore di un privato che per circa un’ora e mezza ha rimosso altri sassi pericolanti dalla parete, mentre i vigili urbani hanno deviato il traffico su via Bandita e via Indipendenza. 
“Montefiascone è, insieme all’area del litorale e a quella dei calanchi, tra le zone maggiormente a rischio nella Tuscia quando si verificano bombe d’acqua, effetto dei sempre più frequenti cambiamenti climatici”, commenta il professor Riccardo Valentini, docente dell’Università della Tuscia e membro del board del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc). “Nubifragi come quello di venerdì scorso sono in realtà dei piccoli cicloni extratropicali, da sempre tipici negli oceani e negli ultimi dieci anni anche in Italia, dovuti all’eccesso del riscaldamento delle temperatura marine che trova proprio il suo sfogo attraverso le piogge”.

 


 

Professor Valentini, per la conformazione del territorio la Tuscia è una provincia particolarmente esposta agli effetti del clima impazzito?
“Sì, penso in particolare alle aree argillose soggette a frequenti erosioni, come la Valle dei Calanchi, ma anche al litorale di Tarquinia e Montalto, vista la prossimità al mare e la presenza dei fiumi Fiora e Marta che hanno in alcuni punti problemi di argini, con la possibilità di esondazioni che mettono a rischio in particolare le attività agricole”.
E’ possibile intervenire per limitare al minimo i pericoli dovuti ai cambiamenti climatici?
“L’unica strada, sapendo che purtroppo la situazione è destinata anche a peggiorare, è la prevenzione. Dobbiamo preoccuparci di mettere in sicurezza la provincia, cominciando a fare una mappatura delle zone più a rischio, dove si potrebbero verificare frane o esondazioni, evitando di dare il via libera a costruzioni e altre attività umane. Uno studio che è legato poi alla messa in sicurezza di determinate zone come, ad esempio, lungo gli argini dei fiumi”.

 


 

Anche l’informazione ai cittadini può evitare conseguenze peggiori?
“Questo è l’altro aspetto su cui puntare con decisione. Oggi la tecnologia ci ha sovrastato, abbiamo i telefonini in funzione h24, eppure non sempre riusciamo ad essere messi in allerta prima che si verifichino episodi come quello di venerdì. Eppure è possibile dare l’allarme immediato e in maniera puntuale”.
Si spieghi meglio...
“Riporto un esempio, che due anni fa mi vide protagonista. Prima della pandemia, infatti, sono stato negli Stati Uniti e un giorno ricordo che mi dirigevo in auto verso New York. Stavo attraversando lo stato del Maine quando ad un certo punto sul mio cellulare, agganciato ad una delle celle lungo il tragitto, arrivò in automatico un messaggio che mi avvertiva di un violento temporale in arrivo consigliandomi di guidare con prudenza”.
L’università della Tuscia può fornire il suo contributo nell’opera di studio e di prevenzione dei cambiamenti climatici?
“Senza dubbio. Ci sono docenti e ricercatori molto bravi che si occupano di cambiamenti climatici e difese idrogeologiche. A Viterbo, inoltre, è presente una delle sette sedi italiane della Fondazione Cmccc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), un ente di ricerca no-profit il cui obiettivo è realizzare studi e modelli del sistema climatico e delle sue interazioni con la società e con l’ambiente. Ci sono ricercatori, giovani ed esperti, che lavorano ogni giorno sulle simulazioni del clima. Avere a Viterbo un’eccellenza simile è sicuramente un ottimo punto di partenza”.