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Viterbo, deposito scorie nucleari. I comitati chiedono tempo

Beatrice Masci
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Deposito di scorie nucleari: conclusa la prima fase, quella delle osservazioni, parte l’organizzazione della seconda, il seminario nazionale all’interno del quale saranno valutate le osservazioni prodotte dai comitati locali e dalle istituzioni. Al termine sarà compito di un organismo indipendente decidere dove verrà realizzato il deposito. Un percorso all’apparenza semplice. “Di semplice, e soprattutto di lineare, in questa seconda fase non c’è nulla”. A sostenerlo sono Rodolfo Ridolfi, del Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia, e Carlo Falzetti, del Comitato per la salvaguardia del territorio di Montalto e della Tuscia “Montalto futura”. Poca chiarezza sui tempi. Indicativamente il seminario si terrà in autunno, ha fatto sapere Sogin.

“Ma in autunno - replicano Ridolfi e Falzetti - molti comuni della Tuscia saranno impegnati con le elezioni amministrative”. Puntualizzazione per nulla secondaria, considerato che la maggior parte dei siti individuati si trova nel Viterbese. “I comitati - spiegano i due esponenti - vogliono essere rappresentati da amministrazioni in carica, perché le loro scelte, per quanto concerne il deposito, ricadranno sulle popolazioni per 300 anni. Per questo chiediamo che il seminario sia posticipato a dopo il voto amministrativo”. Questa la prima obiezione, ma non l’unica: “Consideriamo che la lista dei siti è stata resa pubblica il 6 gennaio. Sogin ha avuto tutto il tempo e la possibilità economica di effettuare studi approfonditi prima di ufficializzare i territori individuati. A noi sono stati concessi 60 giorni, diventati poi 180, per dar vita ai comitati, con tutti i problemi causati dalla pandemia, consultare esperti e scrivere le osservazioni. Un lavoro enorme, va sottolineato, portato avanti grazie ai contributi volontari degli aderenti ai comitati”. Terzo, ma forse più importante aspetto, è la commissione indipendente che dovrà valutare le proposte e le osservazioni che saranno esposte al seminario nazionale. “Ma soprattutto - si chiedono e chiedono Ridolfi e Falzetti - chi avrà il compito di nominare la commissione? Su questo aspetto c’è poca chiarezza. E invece è fondamentale che ci sia la massima trasparenza”. Poca chiarezza, secondo i due comitati, c’è anche sulle modalità “non ancora definite”, per partecipare al seminario nazionale.

Si evince, dunque, “che Sogin è l’unica protagonista del dibattito pubblico e che, a chi ha avuto la volontà di opporvisi, viene offerto un piccolissimo margine di azione, per questo chiediamo che vengano subito definiti i termini e le modalità di partecipazione al seminario nazionale, che venga resa possibile a tutti i portatori di interesse qualificati la partecipazione ad esso, che vengano pubblicati i nomi dei componenti della commissione, e che vengano fissate date certe per lo svolgimento, e che, soprattutto, questo fondamentale passaggio si svolga dopo il voto amministrativo”. Nel mirino dei comitati c’è infine l’aspetto comunicativo: “Sogin - spiega Ridolfi - ha presentato il deposito come necessario per la sanità e l’industria. Non è ancora ben chiaro a tutti che quel deposito ospiterà anche i rifiuti provenienti dalle quattro centrali nucleari italiane che dovranno essere smantellate, altro che rifiuti sanitari! Questi conteranno solo per il 40%. Non dimentichiamo, poi, che Sogin ha sempre portato come esempio i depositi realizzati in Spagna e Francia. Ma non dice che si trovano ad almeno 10 chilometri dai centri abitati. Il sito individuato a Corchiano si trova invece a 200 metri dal centro abitato e da territori che complessivamente ospitano 80 mila persone”.