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Viterbo, il fratello di Bonucci: "La favola di Leo da Pianoscarano a Wembley"

Mattia Ugolini
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In questi giorni si è parlato molto di Leonardo Bonucci, l’autore della rete del pareggio nella finale degli Europei con l’Inghilterra a Wembley. Il suo gol ha scritto la storia della Nazionale, che ha riportato a Roma un trofeo che mancava dalla bellezza di 53 anni, dal trionfo di Roma 1968. Ora, sicuramente, Bonucci è il viterbese più conosciuto al mondo. Tutti ne parlano, in Italia e all’estero, e tutti ne lodano la grinta, la tenacia e la mentalità. La storia di Leo, come lo chiamano gli amici, inizia a Pianoscarano, uno dei quartieri più suggestivi della città. E’ lì che, con suo fratello Riccardo, inizia a tirare i primi calci al pallone, dimostrando di avere già personalità: “Da bambini - ci racconta il fratello - io coi miei amici, di 4 anni più grandi di lui, durante le partite lo lasciavamo sempre in disparte. Una volta, all’oratorio, la palla uscì fuori dal campo, lui uscì di corsa per primo, la prese e si nascose dietro una macchina per non farci più giocare“.

Riccardo, sei sempre stato convinto che Leonardo, prima o poi, avrebbe sfondato nel mondo del calcio?

“Sinceramente all’inizio, dopo i primi due anni in serie B con il Treviso e il Pisa, non potevo immaginare che sarebbe diventato ciò che è oggi. Me ne sono reso conto dopo il primo anno alla Juventus. Ha superato le difficoltà della gestione Del Neri e si è espresso alla grande con Antonio Conte, diventando un top player“.

Poi è arrivata la magica domenica della finale, iniziata con qualche disavventura...

“Ci hanno dato il via libera dalla Uefa soltanto giovedì, a tre giorni dalla finale. Dovevamo essere garantiti, soprattutto per via del Covid, ma così non è stato: ci siamo ritrovati di fronte al nostro gate con 600 inglesi tutti ammassati e ci hanno transennati in un angolo del cortile, in attesa che arrivasse qualcuno per accompagnarci dentro. Alle 19.45 hanno accompagnati me, mio padre ed alcuni amici in un altro gate, ma quando gli inglesi ci hanno visti hanno iniziato a seguirci. Siamo stati fatti passare in mezzo a migliaia di tifosi avversari come se nulla fosse e poi, una volta entrati, abbiamo scoperto che i nostri posti riservati erano stati occupati dai tifosi di casa. Anche le vie d’uscita erano occupate da persone che erano in piedi. In tribuna eravamo contornati da centinaia di inglesi”.

Quando è arrivato il gol, la gioia della famiglia Bonucci è stata doppia.

“Tanta felicità, certo, ma ci siamo dovuti anche contenere, in tribuna aleggiava un po’ di tensione, vista, come detto, la vicinanza agli inglesi. E’ stato un mix di emozioni, tra la paura prima di entrare nello stadio, la felicità per il gol e poi l’estasi per la vittoria arrivata ai calci di rigore”.

In piedi c’è sempre una leggenda, secondo cui il più forte dei fratelli Bonucci, quando eravate bambini, saresti stato proprio, poi però un tuo infortunio ti ha bloccato.

“E’ una scemenza, questo lo dicevano a suo tempo gli addetti ai lavori. Nel calcio è questione di scelte e di fortuna, quando avevo già firmato per il Civita Castellana mi arrivò la chiamata di Piero Camilli da Grosseto. Noi retrocedemmo e lui portò i biancorossi ad un passo dalla serie A. Se quella chiamata fosse arrivata prima, magari le cose sarebbero andate diversamente. Mi sono anche fidato del procuratore sbagliato. Quello che è successo a me, per fortuna, è stato d’insegnamento per Leonardo e per la mia famiglia. Infatti lui ora è uno dei più forti difensori al mondo ed è campione d’Europa“.

A livello di club, la carriera di Leonardo Bonucci comincia nel Pianoscarano, squadra che prende il nome dal quartiere dove è nato. Lì, a distanza di 21 anni, nessuno lo ha dimenticato: “Per noi - ci spiega Alessandro Cuboni, attuale presidente della società rossoblù - Leonardo è un esempio. E’ stato, insieme a Daniele Goletti, Mauro Valentini, Carlo Conticchio, Patrizio Fimiani e Alessandro Rossi, uno dei nostri gioiellini che è riuscito a sfondare partendo dal campo del Carmine. Noi cerchiamo di riproporre il lavoro fatto a suo tempo con loro anche con i giovani del vivaio”. Anche se la carriera lo ha costretto ad allontanarsi sempre di più da Viterbo, Cuboni ci spiega che “Leonardo è sempre stato presente, ha chiesto anche di far girare le riprese di un servizio sulla sua carriera dentro al nostro campo. Questo dimostra il suo attaccamento alle radici”. Poi l’invito al 19 azzurro: “Stiamo facendo investimenti per modernizzare le nostre strutture, non nascondo che speriamo anche in un suo sostegno economico per riuscirci quanto prima. Così il suo nome sarà per sempre legato a quello del Pianoscarano, che è sempre casa sua e dove tutti gli vogliono bene”. Nell’attesa di riabbracciare quello campione d’Europa, il presidente Cuboni chiama anche il fratello: “Riccardo è una persona seria ed in gamba. Ha chiuso la carriera da noi, io vorrei vederlo allenare i nostri ragazzi”.