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Omicidio Sestina, il pm: "La difesa ha cercato di mistificare le prove"

Valeria Terranova
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Ieri ultimo round del processo in corte d’Assise per l’omicidio di Maria Sestina Arcuri. Nel corso delle rispettive repliche, procura, parte civile e difensori dell’imputato, il 31enne Andrea Landolfi, hanno continuato a darsi battaglia alla presenza del presidente, il giudice Turco, il giudice a latere Colonnello e i giudici popolari. “La mistificazione delle prove da parte della difesa non è ammissibile. Vi suggerisco di prendere in considerazione la documentazione relativa ai pareri espressi anche dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione” ha sostenuto il pm, ritenendo che non ci siano dubbi su quanto avvenne nell’appartamento di via Papirio Serangeli la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019. L’avvocato Vincenzo Luccisano, che rappresenta i familiari della vittima, ha richiamato l’attenzione sul mancato soccorso della 26enne da parte del fidanzato. “Landolfi a 30 anni e con un diploma da oss non sapeva che avrebbe dovuto portare Sestina in ospedale dopo la caduta? Non ha mai collaborato, anzi, lui e la sua famiglia hanno cercato di sviare le indagini”, ha affermato il legale.

“Ci saremmo aspettati più onestà dai consulenti dell’accusa – ha tuonato l’avvocato Fabrizi-. Per arrivare alla tesi sostenuta dai Ris, il nostro consulente ha dovuto imprimere alla simulazione una forza sovrumana di 20 metri al secondo. E’ stato fatto un processo alla persona e alla sua famiglia, piuttosto che provare il fatto e sono state chieste le attenuanti generiche perché Landolfi sarebbe vittima dei suoi parenti, e tutto ciò è fuori contesto. L’omicidio c’è stato o no? La nonna del nostro assistito ha semmai peggiorato la posizione del nipote e vi invito a riascoltarle per accorgervi della genuinità di quanto riferito da Mirella Iezzi. Inoltre, il racconto fornito dal bimbo scagiona il padre, in quanto racconta una sola caduta con lucidità”.

Infine a prendere la parola è stato l’avvocato Serena Gasperini, a cui è toccata la stoccata finale prima della sentenza del 19 luglio. “La difesa non ha mistificato nulla, ha solo scoperto come sono state fatte le indagini della procura e le modalità con cui sono state eseguite. Vi abbiamo mostrato come le cose siano state forzate e smontato le prove della procura e quando ci sono davvero, le prove vengono fuori nel dibattimento”.