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Viterbo, violenta la figliastra. Condannato a 8 anni

In tribunale

Valeria Terranova
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Condannato a 8 anni un 40enne che abusò sessualmente della figlia minorenne della compagna e la mise incinta. Il collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei ha inoltre disposto una provvisionale di 100 mila euro da devolvere in favore della vittima, costituitasi parte civile nel dibattimento con l’avvocato Giuliano Migliorati. Dopo anni di abusi, la giovane donna, originaria dell’Est europeo e residente in un piccolo centro della provincia, raggiunta la maggiore età decise di denunciare il patrigno. La vittima fu obbligata dall’ex compagno della madre ad avere rapporti sessuali a seguito dei quali ebbe un bimbo, suo malgrado, frutto delle violenze subite ripetutamente nell’arco di 4 anni. I fatti risalgono a circa 10 anni fa, quando la giovane arrivata da piccola in Italia, dopo qualche anno era andata a vivere con la madre, il nuovo marito di lei e i due fratelli, figli della coppia.

Le violenze erano all’ordine del giorno. L’uomo, infatti, costringeva la ragazzina, appena 12enne, ad avere rapporti sessuali, approfittando dell’assenza della moglie e dei due figli, che avvenivano soprattutto nei momenti in cui erano soli in casa. Inoltre, l’uomo la teneva d’occhio, controllandole di continuo il cellulare, le regalava soldi per piccoli acquisti e spesso la palpeggiava e le toccava le parti intime mentre erano insieme in macchina, dicendole che se non lo avesse assecondato avrebbe riferito le sue marachelle alla madre. In seguito, fu la madre stessa a notare che il corpo della figlia stava cambiando e così la accompagnò in ospedale per accertamenti, dai quali emerse che era in stato interessante, all’inizio della gravidanza. La giovane a quel punto le raccontò di aver avuto una relazione con un coetaneo, che era sparito dalla circolazione, ma nonostante la versione poco credibile, la mamma la sostenne e la aiutò. Tuttavia, per il periodo della gestazione, il patrigno cercò in tutti i modi di circuirla e di molestarla, ma la ragazza riuscì a respingerlo.

Fino a quando, ormai adulta, dopo qualche anno, riuscì a rivelare il suo passato da incubo e gli episodi dolorosi al nuovo fidanzato, il quale riportò le confessioni alla madre di lei. Il pm Chiara Capezzuto durante la requisitoria, ripercorrendo i tratti salienti della vicenda e facendo riferimento all’esame del Dna effettuato sul bimbo, compreso nella documentazione acquisita negli atti del processo, e che ha provato il legame biologico con il patrigno, ha concluso avanzando un’istanza di condanna a 10 anni. “Ci troviamo davanti ad una storia terrificante. La mia assistita è stata ricattata ed è stata costretta a crescere in fretta a causa delle violenze perpetrate da quest’uomo”, ha sostenuto il difensore di parte civile che si è associato alle conclusioni della pubblica accusa. Al termine della camera di consiglio, il verdetto finale emanato dal terzetto collegiale ha condannato l’uomo, come detto, a 8 anni di reclusione, disponendo il risarcimento nei confronti della vittima.