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Viterbo, città sotterranea ancora chiusa nonostante 1 milione di lavori

Palazzo di Vico, ingresso della Viterbo Sotterranea

Roberto Pomi
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Viterbo sotterranea, un progetto che può portare turismo e ricchezza bloccato da sette anni. A rimanere con le mani in mano due sindaci: Leonardo Michelini e l’attuale Giovanni Arena. Il primo per i cinque anni di mandato non mosse un dito. Il secondo, arrivato oltre la metà della consiliatura, sta seguendo la stessa strada. Correva l’anno 2014, sette anni fa, quando venivano consegnate a Palazzo dei Priori le chiavi di quell’attrattore che è stato immaginato e realizzato ai piedi di Palazzo di Vico. Un milione, questa la cifra spesa per l’intera azione. Fondi arrivati da quel progetto Plus che porta la firma di Giulio Marini. L’ultima iniziativa armata di una visione che ha visto la luce a Viterbo. Peccato che la Viterbo sotterranea sia rimasta al buio. Un attrattore in meno, in una città capoluogo che del turismo punta a fare uno dei suoi cavalli di battaglia. Allo stato attuale si registra quindi un milione di soldi pubblici utilizzati per un nulla di fatto. A questo andrebbero aggiunti sette anni di una minore capacità attrattiva e di stimolo alla permanenza, che si ripercuote negativamente sul tessuto socio-economico del centro storico, e posti di lavoro potenziali persi nella mai attivata gestione del bene stesso.

Perdite che rischiano di protrarsi ancora a lungo, visto che il tema dell’apertura del sito non figura all’interno dell’agenda politica comunale. Nella relazione consegnata insieme ai lavori si legge: “L’opera darà la possibilità all’interessato visitatore di poter godere dei recenti ritrovamenti archeologici e di tuffarsi nella Viterbo sotterranea (molto più ampia di quella fino a oggi conosciuta) prima di entrare nei vicoli della città medievale”.
L’ingresso, realizzato ai piedi del Palazzo di Vico, conduce nel primo tratto a una serie di ambienti che erano stati riadattati, durante la seconda guerra mondiale, come rifugi antiaerei. Quindi la visita prosegue e si snoda, attraverso vari livelli, per cunicoli e ambienti che corrono sotto buona parte della zona monumentale del centro storico.

“L’amministrazione comunale - spiega l'ispiratore del progetto Giulio Marini - ha due strade: gestire il bene in proprio oppure affidarlo con un bando di gara che permetta di individuare un gestore. La cosa che non ci si può permettere, e mi sono stancato di ripeterlo, è rimanere fermi e lasciare tutto chiuso. Ci rimette la città sotto molti punti di vista”. Il tema di questo attrattore dimenticato potrebbe essere rimesso al centro dalle nuove prospettive e investimenti aperti sull’ex Ospedale degli Infermi, dove la Regione Lazio punta a fare nascere un borgo della cultura. Al momento l’unica Viterbo sotterranea che esiste è quella in mano a un privato che, intelligentemente, a piazza della Morte ha reso visitabili alcuni cunicoli e li ha messi a frutto.