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Malasanità Viterbo, niente risarcimenti alle famiglie di 4 vittime

La Cittadella della Salute

Alessandro Quami
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Asl condannata a pagare in primo grado per quattro casi di malasanità, ma le famiglie delle vittime (tutte montefiasconesi) non hanno ancora visto un euro e, per i risarcimento che gli sono stati riconosciuti, potrebbero attendere ancora molto tempo. In totale, si parla di 2 milioni e 300 mila euro per appunto 4 diverse vicende, che la Asl (nel frattempo ricorsa in appello) deve dare a figli e coniugi di deceduti per inadempienze degli operatori sanitari. Va detto che è la legge a permettere alla Asl di sospendere i risarcimenti in attesa della sentenza di appello, tuttavia l’avvocato Angelo Di Silvio, come procuratore di 13 parenti delle 4 vittime, ha presentato un esposto al ministero della salute, all’assessorato regionale alla sanità e alla Corte dei conti, sostenendo la tesi che i risarcimenti vanno versati nell’immediato: “Negli anni - spiega - ho patrocinato alcuni clienti che hanno fatto causa alla Asl di Viterbo per inadempimenti da parte di sanitari e quindi dell’azienda. Inadempimento tradottisi in malpratica medica che ha determinato il decesso di alcuni pazienti”.

Il dettaglio dell’esposto: 1) con sentenza del 2020, per una causa iscritta a ruolo nel 2015, il tribunale condanna la Asl a risarcire una figlia con 50 mila euro, più spese legali, per il decesso del padre; 2) con sentenza del 2021 (causa del 2018), la Asl viene condannata a risarcire la moglie e i figli di un uomo deceduto, rispettivamente con 110.285 euro la prima e 179.666 euro a testa i secondi, oltre alle spese legali; 3) con sentenza del 2021 (causa del 2016), la Asl è chiamata a risarcire moglie e figlio di un altro deceduto con 199.698 euro ciascuno, più spese legali; 4) con sentenza per una causa del 2016, agli eredi di un’altra persona morta viene riconosciuto un risarcimento di 155 mila più 260 mila euro, oltre le spese di lite.

Di Silvio chiede quindi alle tre autorità pubbliche di “accertare se la Asl di Viterbo ha improntato la propria attività e le proprie scelte alla buona e corretta amministrazione, al rispetto alla vita e all’integrità fisica, nonché al rispetto e all’ottemperanza ai provvedimenti giudiziari”. “Nessuno dei 4 provvedimenti - aggiunge l’avvocato - è stato ottemperato dalla Asl, la quale non vuole dare seguito al pagamento cristallizzato nelle pronunce provvisoriamente esecutive, sottraendosi all’esecuzione grazie al blocco dei pignoramenti disposto nel Dl Rilancio Italia e già prorogato. Al tempo stesso, le sentenze sono state anche dalla stessa Asl impugnate, assumendo come errato l’accertamento medico disposto in primo grado e affidato a professionisti nominati dal tribunale che nel contraddittorio tra le parti hanno invece accertato gravi responsabilità della struttura e dei suoi operatori. In ogni caso, se mai il pronunciamento di primo grado venisse riformato, la Asl avrebbe i mezzi per farsi restituire quanto versato. Ma adesso deve pagare”. 
Il perché del coinvolgimento della Corte dei conti: “La mancata ottemperanza e l’impugnazione delle sentenze - dice Di Silvio - potrebbero determinare un ulteriore danno erariale all’azienda, che al contrario, pagando subito, avrebbe un risparmio economico ed eviterebbe il rischio di un’ulteriore soccombenza”. “La Asl - conclude Di Silvio - non deve comportarsi come un privato che tenta di sottrarsi ai propri obblighi risarcitori, in quanto la stessa è espressione del medesimo Stato che intende tutelare i cittadini: ciò che può essere giuridicamente sostenibile è moralmente deplorevole e contrario alla buona amministrazione”.