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Viterbo, scorie nucleari a Tarquinia. Presentate le osservazioni

Anna Maria Vinci
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No al deposito nazionale di rifiuti radioattivi, associazioni e comitati presentano le osservazioni alla proposta di Carta nazionale e al decreto legislativo che prevede la sistemazione definitiva e in sicurezza di circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi anche sul territorio di Tarquinia, in parte ricadente sulla proprietà dell’Università agraria tarquiniese, alla Roccaccia.  I comitati chiedono poi di partecipare ai tavoli istituzionali.  Marzia Marzoli: “Il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, di cui il governo si appresta a definire la localizzazione, è una pagina triste e pesante nonostante la contrarietà degli italiani al nucleare espressa con due referendum e che oggi si ritrovano a dover riprendere in mano la stessa questione”.

“In Italia - aggiunge Marzia Marzoli -, non c’è un posto idoneo per tenere al sicuro rifiuti di tale pericolosità, ma soprattutto nessun italiano si sentirà al sicuro sapendo di averne uno vicino. Il sito individuato nel comune di Tarquinia (Vt 25), si trova in un’area naturale di grande valore e di usi civici, il che la rende ancora meno idonea, per l’utilizzo previsto. Le osservazioni inviate dalle associazioni e dai comitati riguardano l’assurdità di questa scelta”.  Entro il 5 luglio sono state presentate, a firma di associazioni e comitati, le osservazioni alla proposta di Carta nazionale aree potenzialmente idonee (Cnapi) in riferimento alla: “Consultazione pubblica per l’avvio della procedura per la localizzazione, costruzione ed esercizio del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e parco tecnologico”. Del deposito nazionale “saranno sistemati definitivamente e in sicurezza circa 78.000 metri cubi di rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decadrà a valori trascurabili, nell’arco di 300 anni”.  “Di questi rifiuti: circa 50.000 metri cubi derivano dall’esercizio e dallo smantellamento degli impianti nucleari, i restanti da impianti nucleari di ricerca e medicina nucleare e dell’industria – dichiarano i comitati –, dalle centrali ex Enel e dalle strutture del ciclo del combustibile ex Enea; da attività medico sanitarie, industriali e di ricerca; dal Centro comune di ricerca di Ispra, dai reattori di ricerca ed altre installazioni nucleari non facenti capo al servizio integrato”. 
“Stiamo parlando di un deposito nucleare nazionale da cui non si potrà più sfuggire per generazioni - continuano -. Ma le nostre osservazioni hanno trattato solamente la parte relativa alla Roccaccia”. 

 

Il sito individuato è sulla strada provinciale Dogana e taglia quasi a metà l’area tra Tarquinia e Tuscania, distante 9 chilometri dal nucleo abitativo di Tarquinia, 13 da Monte Romano, 10 chilometri da Spinicci”. Gli ambientalisti sottolineano come il sito si trovi vicino a siti dichiarati “Natura 2000” zps e zsc e l’importate sito naturalistico della Roccaccia “sottostimato”, come anche le analisi sulle specie animali presenti, alcuni anche protetti.