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Viterbo, le associazioni chiedono moratoria su nuovi impianti da fonti rinnovabili

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Una moratoria sui nuovi impianti di energia da fonti rinnovabili nella Tuscia. E' ciò che chiedono tutte le associazioni che costituiscono la Coalizione Articolo 9 (una ventina tra cui Italia Nostra, Lipu, Amici della terra, Altura, Assotuscania, Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli), insieme a Lazio Aios, Consorzio Turistico Lago di Bolsena, Comitato Verde Tuscia, Confagricoltura Viterbo, con l’appoggio dell’onorevole Vittorio Sgarbi e della Consigliera comunale di Viterbo Luisa Ciambella, riunitisi sabato scorso a Bagnoregio per un sit-in contro l’ultimo progetto di un parco eolico nella Tuscia. "Recentemente - fanno sapere da Italia Nostra -, sono state autorizzate quattro pale eoliche, due nel Comune di Montefiascone e due nel Comune di Bagnoregio, con una spregiudicata operazione di spacchettamento in piccoli lotti di due pale l’uno di un parco eolico di più ampie dimensioni, riuscendo così ad eludere il procedimento di VIA altrimenti necessario. L’evidente intento speculativo dell’operazione e la sua localizzazione in un’area di grande pregio, che sta cercando da anni di ricevere il riconoscimento dell’Unesco e che ha fatto del turismo la cifra del proprio riscatto, hanno immediatamente sollevato perplessità".

"Il territorio della Tuscia è una zona ricca di bellissimi borghi e attraversata da forre e canyon in cui la flora e la fauna trovano un habitat sostanzialmente immutato da secoli, che attira sempre più estimatori che ristrutturano casali e la ripopolano. Un territorio che però ospita già 56 pale tra realizzate o in via di autorizzazione e che ha visto un fortissimo consumo di suolo agricolo per l’installazione di grandi estensioni di impianti fotovoltaici a terra – 1000 ettari tra realizzati o in via di autorizzazione". Le organizzazioni chiedono che si investa in rinnovabili integrate, come il fotovoltaico sui tetti delle case fuori dai centri storici e dei capannoni e non si lasci mano libera alla speculazione industriale.

"Occorrono semplificazioni per sfruttare aree già urbanizzate e infrastrutture già esistenti - prosegue la nota di Italia Nostra -, come previsto dai principi e criteri direttivi fissati dall'art. 5 della legge delega europea n. 53/2021, che il Governo è tenuto ad osservare in sede di predisposizione del Decreto legislativo di recepimento della Direttiva Red II del 2018 sulle energie rinnovabili, in corso di elaborazione da parte del Mite, con il quale dovrà essere definita - in particolare - una disciplina per l'individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee all'installazione di impianti a fonti rinnovabili. Invece il governo spinge per semplificazioni autorizzative per grandi impianti in zone agricole, piegandosi a logiche speculative che purtroppo ottengono il triplice risultato di favorire: l’uso parassitario dei terreni da parte delle rendite fondiarie; l'iperproduzione dei già obsoleti pannelli cinesi; le mafie con il movimento terra. La transizione ecologica è un’occasione da non perdere ma solo se si sceglierà di favorire le rinnovabili integrate, promuovendo ricerca, investimenti virtuosi per le comunità e una vera democrazia energetica".