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Viterbo, Pelliccia dice no al trasferimento nel Borgo della cultura

Massimiliano Conti
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Rifiuta clamorosamente il trasloco della Biblioteca nel Borgo della cultura chiedendo che quegli spazi all’interno dell’ex Ospedale Grande degli infermi vengano utilizzati per una facoltà di medicina. Annuncia la presentazione di un nuovo progetto per un polo unico bibliotecario da realizzare nel quadrante che ruota intorno a quel Palazzo Santoro, sede della biblioteca degli Ardenti, attualmente in fase di ristrutturazione. Ma soprattutto attacca frontalmente, senza mai concedergli l’onore di nominarlo, il rettore dell’Untus, Stefano Ubertini, accusandolo di voler fare, sulla scia del predecessore, l’asso pigliatutto, di non rispondere alle sue lettere e di non voler collaborare con un’istituzione importante quale è appunto la biblioteca.

Arriva l’estate e a infiammare il letargico clima viterbese ci pensa il commissario straordinario del Consorzio biblioteche, Paolo Pelliccia, con una torrenziale lettera al presidente della Regione Nicola Zingaretti, in cui denuncia anche intimidazioni e minacce nei suoi confronti. La sostanza del ragionamento di Pelliccia è la seguente: l’ateneo negli ultimi anni ha messo le mani su tutto - dall’ex caserma dei vigili del fuoco alle casermette di via Palmanova recentemente rase al suolo - compreso quel Villino Rosi alla Quercia, di proprietà della Provincia, per il quale la biblioteca aveva presentato un dettagliato progetto di utilizzo. A questo punto l’Università si prenda anche gli spazi che la Regione e la Asl hanno messo a disposizione della Biblioteca all’interno del Borgo della cultura, ma perlomeno per destinarli a sede di una facoltà di medicina, “in nome delle nuove generazioni viterbesi, che troverebbero una valida alternativa allo studio in rinomate città universitarie distanti però dalla loro casa”, ma anche per mantenere la vocazione originaria dell’Ospedale Grande. 
“Non posso negerle come il Borgo della cultura – scrive Pelliccia a Zingaretti - abbia monopolizzato negli ultimi mesi il dibattito locale. Di fatto il nostro istituto è stato coinvolto in questo importante progetto in maniera più che generosa, con l’assegnazione di ampi e importanti spazi”. Ciò premesso il commissario declina l’offerta e spiega la ragioni del “grand rifiuto”. Ragioni che, sottolinea, nulla hanno a vedere “con fattori politici, irriconoscenza, eventuali colpi di testa o peggio malcelate volontà di creare strappi istituzionali”. Pelliccia ritiene che oggi più di ieri “il futuro di questa provincia non possano che legarsi alla crescita dell’Università della Tuscia”. “Le avevo già scritto mesi fa - continua sempre rivolto al governatore - riguardo la possibilità, di intraprendere quell’iter che portasse Viterbo a dotarsi di una facoltà di medicina. E oggi, alla luce dei piani del governo che puntano verso un sistema medico di prossimità, e che intendono investire in questo campo ingenti somme del Recovery Plan, non posso che essere ancora più convinto della mia idea”. Il commissario è consapevole che si tratta di una battaglia lunga e complessa ma ricorda a questo proposito come difficoltosa e costellata di inciampi, poi appianati, fu anche la fondazione dello stesso ateneo. “Ricordo come il primo magnifico rettore, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, spese gli anni del proprio mandato per cementare l’alleanza tra città, istituzioni e Università. E ricordo allo stesso modo il rettore Marco Mancini, che sul dialogo tra istituzioni, sul confronto con le realtà locali, ha reso di fatto l’Università una realtà vitale”.

Un dialogo che però è venuto meno, sostiene Pelliccia, prima con Ruggeri e ora con l’innominato Ubertini: “Mi chiedo ancora come sia possibile che un rettore neo eletto non risponda a decine di chiamate del sottoscritto e eviti anche di rispondere a due lettere ufficiali di invito. Anzi, mi chiedo anche come sia possibile che un rettore si ritenga offeso per un manifesto da me pubblicato sulla rivista del Consorzio, Biblioteca&Società, circa la maleducazione istituzionale che ha pervaso i rapporti con l’Università sotto il precedente rettore, e che direi, continua anche oggi. Rimango quindi basito di come l’attuale rettore possa chiedere al presidente della Provincia Pietro Nocchi di farsi latore di un’istanza di rimozione dello stesso manifesto dalle sale della Biblioteca, che è non casa sua, ma la casa di tutti. Perché se l’Università non ha intenzione e intelligenza di dialogare con il suo territorio e tende a portare avanti solo le proprie idee e il proprio tornaconto, ostacolando anzi visioni e progetti già ampiamente navigati, il meccanismo del ‘sistema istituzionale’ non può che incepparsi e a risentirne non è altri che il territorio di appartenenza”. 
Pelliccia, nel dirsi “stanco, amareggiato e offeso” dagli attacchi ricevuti, cita infine le parole di Giorgio Ambrosoli, “è indubbio che in ogni caso pagherò a molto caro prezzo l’incarico”, e parafrasa quelle pronunciate da Zingaretti al momento delle dimissioni da segretario del Pd: “Mi vergogno, ma non mi dimetto e lotterò fino alla fine”.