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Viterbo, sblocco licenziamenti: a rischio 4 mila posti di lavoro entro il 2o21

Massimiliano Conti
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Sono almeno 4 mila i posti di lavoro a riscio per via dello sblocco dei licenziamenti deciso nei giorni scorsi dal governo Draghi. Le stime sono del sindacato Cisl e si basano sulle circa 8 mila richieste di cassa integrazione presentate durante tutto il periodo della pandemia dalle aziende della Tuscia.

 

A pagare maggiormente il prezzo della crisi saranno i settori del commercio, del turismo e dei servizi, mentre il polo della ceramica di Civita Castellana, unico distretto industriale presente in provincia di Viterbo, ha retto tutto sommato bene l’urto del Covid, probabilmente perché le aziende, già sottoposte allo stress test della recessione iniziata nel 2008, hanno sviluppato i necessari anticorpi. D’altra parte è noto che negli eventi catastrofici a sopravvivere sono quegli organismi che, darwinianamente, meglio si adattano all’ambiente. E le imprese del distretto, ristrutturandosi, si sono adattate prima a un mercato globalizzato sempre più feroce e poi alla pandemia. “Le fabbriche di Civita Castellana, a parte un periodo durante il primo lockdown, non si sono mai fermate – spiega il segretario della Filctem Cgil, Mauro Vaccarotti. Sono stati fatti solo brevi periodi di cassa integrazione mirata, ma nessun operaio o impiegato ha perso il posto di lavoro, né dovrebbe perderlo nei prossimi mesi. Anzi, addirittura come sindacato veniamo spesso contattati da agenzie del lavoro che faticano a trovare il personale richiesto dalle aziende”. Insomma, a Civita Castellana non solo non si licenzia, ma addirittura c’è chi assume. 

 

 


Tutt’altra musica nei settori del commercio e in quello turistico, dove ristoranti, alberghi, negozi, agenzie di viaggi e tour operator sono stati letteralmente messi in ginocchio, anche se con le riaperture molte attività negli ultimi due mesi hanno ricominciato a respirare.
Fortunato Mannino, segretario provinciale della Cisl, con il venir meno del blocco dei licenziamenti (fatta eccezione per i settori tessile, moda e calzature) inserito nel decreto lavoro del 30 giugno, prevede un bagno di sangue in una provincia già afflitta da livelli di disoccupazione record, soprattutto giovanile.