Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+
In evidenza

Viterbo, morta dopo caduta dalle scale. La difesa di Landolfi: "Il pm non ha prove che Sestina sia stata lanciata di sotto”

Andrea Landolfi, accusato di omicidio

Valeria Terranova
  • a
  • a
  • a

“Il pubblico ministero non ha trovato la prova del fatto che Landolfi abbia ucciso Sestina lanciandola di sotto oltre il parapetto delle scale facendola precipitare a terra e si è concentrato nel convincerci che sia un ragazzo poco raccomandabile. È un uomo violento, bevitore, soggetto a eccessi di rabbia, imprevedibile. In poche parole un mostro. Almeno questo è il messaggio che traspare da quanto detto dal pm”. Con questo incipit l’avvocato Daniele Fabrizi, difensore di Andrea Landolfi, insieme alla collega Serena Gasperini, ha iniziato ad attaccare duramente la cortina accusatoria finora issata dalla Procura nei confronti dell’ex pugile, accusato di aver ucciso la fidanzata Maria Sestina Arcuri la notte tra il 3 e il 4 febbraio del 2019.

“Un messaggio ambiguo e ammiccante. Attraverso la descrizione del personaggio il pubblico ministero gli ha cucito addosso il delitto. Come se questo delitto gli calzasse a pennello – ha proseguito il legale rivolgendosi alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Eugenio Turco, con a latere il giudice Roberto Colonnello, e composta da 6 giudici popolari -. Perché non ha parlato di prove? Le intercettazioni non sono state lette interamente, ma vi sono stati dati in pasto soltanto dei frammenti. Bastava leggere il resto per contestualizzarli”. Il difensore è poi passato a una disamina accurata e dettagliata della caduta, delle lesioni e della dinamica della precipitazione, partendo dai testimoni oculari: la nonna, Mirella Iezzi, e il figlio minore dell’imputato, ritenuto teste chiave dall’accusa. “Il bimbo racconta il fatto – ha affermato Fabrizi-. Perché il pm non ne ha parlato e ha citato solo una parte di una frase pronunciata dal bambino e per tutto il resto vi ha rimandato alla lettura delle carte? Secondo me lo temono come la peste perché descrive inequivocabilmente una caduta per le scale”.

 

Proseguendo il difensore ha spiegato che per primi furono i medici legali a muoversi con cautela e che nessuno ha potuto escludere nulla, in riferimento alle lesioni riportate dalla vittima, che interessavano diversi distretti. “Che l’Arcuri e il Landolfi non abbiano rotolato è un’ipotesi che nessuno scarta del tutto. In questa caduta i due si trovavano paralleli rispetto al piano orizzontale. Come disse Andrea, Sestina gli stava crollando addosso e dunque la allontanò, quindi Sestina ricevette una trazione sul secondo gradino, nel momento in cui Andrea stava per cadere e si aggrappò al suo braccio, e una spinta propulsiva che si va a sommare alla forza di gravità – ha puntualizzato Fabrizi-. Concetto che ricalca la versione iniziale riferita nell’immediato dal consulente del pm, il quale poi cambiò idea. Tuttavia, il fatto di non poter imboccare la seconda rampa è la condizione necessaria per la teoria accusatoria e se salta questo crolla tutto il resto. Dunque, Andrea non è credibile perché non possono aver imboccato la seconda scalinata. Ma lui è l’imputato e la bestia. Invece il bimbo spiega tutto per filo e per segno, ma non ne ha parlato nessuno, preferendo prospettare sospetti e suggestioni”. In seguito il legale ha continuato il proprio affondo leggendo in aula le trascrizioni di quanto riferito dal bambino, di appena 5 anni all’epoca, alla madre e alla psicologa interpellata dall’accusa. “Papà e Sestina stavano abbracciati. Avevano la faccia bella bella bella e poi sono caduti”.