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Viterbo, 400 posti di lavoro in fumo. Ritirato il progetto del polo termale di Paliano

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Massimiliano Conti
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Il polo termale in località Paliano non si farà più. La società proponente, la Freetime della famiglia Belli, ha ritirato il piano particolareggiato, lo stesso che era stato adottato dal Consiglio comunale di Viterbo nel 2016, a conclusione di un travagliato e ultradecennale iter, e che era ancora in attesa dell’approvazione definitiva da parte della Regione.  Il progetto da 80 mila metri cubi, già dimagrito nella parte residenziale rispetto alla stesura originaria, alla fine si ridurrà alle vasche già realizzate e a qualche manufatto a supporto (spogliatoi, bagni, ecc.). Addio invece e soprattutto al maxi complesso alberghiero, e addio pure ai 400 posti di lavoro ipotizzati.

Di preciso cosa abbia indotto la Freetime a gettare la spugna, dopo che per anni aveva lottato per ottenere il via libera del Comune, non è chiaro: molto ha pesato il vincolo che nel 2018 la Soprintendenza ha imposto su 1.600 ettari di territorio viterbese compreso tra le Masse di San Sisto e il Bullicame. Ma il progetto pare abbia trovato anche qualche difficoltà in Regione, senza contare che dal concepimento a oggi è mutata di fatto la fisionomia stessa del settore termale.  Il ritiro del piano particolareggiato – che non preclude un’eventuale riproposizione in un futuro –, riaccende le speranze della società Antiche Terme Romane della famiglia Balletti, che contro la Freetime sta combattendo una guerra ventennale, fuori e dentro le aule dei tribunali, per il momento conclusasi con la chiusura delle Masse di San Sisto, ordinata a inizio 2020 dal giudice Bonato su istanza della Freetime.  Le Masse, un tempo le più frequentate “pozze” di Viterbo con oltre 10 mila iscritti, si trovano sui terreni della Antiche Terme Romane ma utilizzavano l'acqua concessa dalla Regione alla Freetime. Per Balletti il venir meno del polo termale, oggi rimette in discussione quella concessione e quindi riapre di fatto i giochi. Perché la Freetime – è il ragionamento di Balletti – deve avere ancora diritto a 15 litri di acqua al secondo se tutto quello che dovrà alimentare sono alcune vasche, né più e né meno delle “vecchie” e limitrofe Masse di San Sisto?

 

Sempre sul fronte della città termale – che con il venir meno del progetto dei Belli e con il rilancio delle Terme Inps ancora di là da venire sembra però ridimensionarsi –, il Comune ha intanto provveduto a nominare i membri della commissione che dovrà individuare il soggetto assegnatario della sub-concessione mineraria (sei litri al secondo) per lo sfruttamento del pozzo Sant'Albino. Il candidato naturale è ovviamente la Gestervit della famiglia Governatori, che dal Sant’Albino ricaverà l’acqua per alimentare le sue Terme Salus. Con i lavori di ricondizionamento del pozzo San Valentino – grazie ai quali il livello della callara del Bullicame è tornato finalmente a salire –, si è chiuso il contenzioso tra il Comune e la Gestervit, che può quindi partecipare al bando per il Sant'Albino. Nel frattempo Bullicame e piscine Carletti sono tornate fruibili dopo la lunga chiusura per l’emergenza sanitaria dovuta al Covid: il sindaco Giovanni Arena ha firmato, all’inizio della settimana scorsa, l’ordinanza di riapertura delle due terme libere, anche se resta il divieto di assembramento.  “Così come le abbiamo aperte, facciamo presto a richiuderle, se gli utenti non rispetteranno le norme di sicurezza”, avverte il vicesindaco e assessore al termalismo del Comune di Viterbo Claudio Ubertini, il quale sta lavorando anche per riaprire il Bagnaccio, dopo che Palazzo dei Priori ad aprile aveva ordinato la demolizione di tutti i manufatti realizzati abusivamente.