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Civita di Bagnoregio, il caso della strada d'accesso. Rapporti tesi tra Comune e Prefettura

Massimiliano Conti
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Si fa sempre più rovente il clima sui Calanchi. E non per effetto delle temperature di questi giorni, bensì per via dello scontro che si è aperto tra il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno e il sindaco di Bagnoregio Luca Profili in merito alla frana in località Mercutello, nella parte sottostante via Bonaventura Tecchi, la strada che conduce al ponte di Civita. Profili, che ha bollato come allarmistico l’intervento del rappresentante del governo su un evento franoso a suo dire mai avvenuto, annuncia la nascita imminente di un comitato tecnico-scientifico, composto da esperti di caratura nazionale, che avrà il compito di esaminare tutte i problemi di natura geologica che caratterizzano l’antico borgo indicando soluzioni e finanziamenti, anche nell'ambito dei fondi del Recovery Fund.  “Per ora non posso dire di più – spiega il sindaco di Bagnoregio – se non che si tratta di personaggi davvero molto noti. Questo comitato vuole essere un modo per autotutelarci”.  Il primo cittadino pensa in sostanza di proteggere dai “bombardamenti mediatici” quella gallina dalle uova d’oro che è diventata Civita con il boom turistico dell’ultimo decennio, proprio nell’anno in cui dovrebbe arrivare il tanto sospirato riconoscimento dell’Unesco. 

Da parte sua, Bruno, senza scendere in polemica con Profili, conferma come la prefettura, tramite i vigili del fuoco, stia “monitorando costantemente e attentamente la situazione, soprattutto l’adempimento delle prescrizioni da parte del Comune”. A maggior ragione, sottolinea il prefetto, alla luce della sentenza con cui il 2 giugno il giudice del tribunale di Viterbo Federico Bonato ha bloccato i lavori di consolidamento avviati dalla Regione sui terreni e sul fabbricato della famiglia Bassi, proprietari del ristorante “Il Ponte” chiuso all’indomani della frana del 2015. L’unica frana avvenuta in quell’area, secondo il sindaco Profili, rispetto alla quale non sarebbe sopravvenuta nelle ultime settimane alcuna novità. Relazioni dei vigili del fuoco alla mano, il prefetto Bruno è invece di tutt’altro parere. In un sopralluogo eseguito il 4 maggio “personale tecnico di questo comando – scrive il comandante dei vigili, l’ingegner Davide Pozzi – constatava un recente scivolamento della rupe sottostante la sede stradale, adiacente il ristorante. Si è rilevato, inoltre, che al di sotto della sede stradale la frana metteva in evidenza un’opera di palificazione, realizzata con micropali collegati in testa con solettone in cemento armato (rimasto a sbalzo)”. Il 15 giugno scorso Pozzi ha eseguito un nuovo sopralluogo rilevando che “il transennamento posto in opera non rispetta i distanziamenti indicati dallo scrivente comando né, tantomeno, i distanziamenti proposti dal Comune di Bagnoregio (2,8 metri)”. Inoltre, “non sono riscontrabili, a vista, riferimenti fissi posizionati in sito per l’esecuzione del monitoraggio continuativo degli spostamenti del piano stradale, delle palificate realizzati e dei manufatti prospicienti la corona e il corpo di frana”. In una lettera inviata al Comune di Bagnoregio, al Genio civile e per conoscenza al prefetto e al comandante dei carabinieri di Viterbo, Pozzi indica dunque una serie di prescrizioni, sollecitando “provvedimenti di competenza a tutela dell’incolumità delle persone e della preservazione dei beni”. In sintesi: non c’è da stare tranquilli. 

 

Il sindaco la pensa diversamente e teme invece che qualcuno voglia chiudere l’accesso a Civita: “La frana non è di oggi ma risale al 2015 – spiega il primo cittadino – e determinò la chiusura del ristorante. All’epoca la Regione eseguì un intervento di urgenza e stanziò 900 mila euro per lavori di consolidamento partiti, a causa dei soliti ricorsi e delle trafile burocratiche, solo lo scorso mese di maggio. Il 2 giugno però il tribunale di Viterbo, accogliendo il ricorso del proprietari del ristorante, ha bloccato i lavori perché il progetto non sarebbe stato rispettato. La Regione ora impugnerà il provvedimento del giudice, ma sappiamo tutti come vanno queste cose in Italia: i lavori rischiano di non finire mai. E sappiamo tutti anche quanto sia fragile questo territorio. C’è ancora molto da fare e probabilmente non potremo mai stare tranquilli. E’ per questo che rinnovo l’invito a tutti a lavorare per il bene di Civita, non dimenticando che essa appresenta un patrimonio inestimabile non solo per Bagnoregio ma per tutta la provincia”.