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Viterbo, "17 mila messaggi nel cellulare". Perseguita la collega di lavoro: a processo

V. T.
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È ripreso ieri venerdì 25 giugno davanti al giudice Roberto Colonnello il processo a carico di un cinquantenne, accusato di stalking da una collega di lavoro. In passato l’imputato fu indagato per omicidio aggravato in concorso con altri giovani e per traffico di sostanze stupefacenti, e scontò una decina di anni in carcere tornando in libertà nel 2010.

Il presunto stalker venne denunciato più volte dalla donna e solo a settembre dell’anno scorso, dopo l’ennesimo pedinamento, l’imputato finì in manette. Ma secondo il difensore, l’avvocato Luigi Mancini, le cose tra i due starebbero diversamente. Ieri in aula, hanno testimoniato due amici e colleghi di entrambi, compresi nella lista del legale dell’uomo, i quali sarebbero stati a conoscenza della storia d’amore tra i due amanti e che, a loro modo di vedere. Nel corso dell’udienza, la difesa ha chiesto, inoltre, che fosse eseguita una perizia sul cellulare del proprio assistito posto sotto sequestro al momento dell’arresto.

 

Lo smartphone, conterrebbe ancora circa 17 mila messaggi che attesterebbero le continue conversazioni tra l’imputato e la presunta vittima, la maggior parte delle quali sarebbero intercorse dal luglio 2020 al giorno prima dell’arresto, risalente alla fine di settembre dello stesso anno. Successivamente è stato sentito anche l’imputato che, sottoposto alle domande delle parti, ha riferito che la donna, fino al giorno precedente all’arresto, gli avrebbe inviato messaggi quali ‘Amore mio, mi manchi’, ‘Sei la cosa più bella della mia vita’.