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Viterbo, mafia. "Mio figlio è stato messo in mezzo". La difesa del padre di Emanuele Erasmi

Valeria Terranova
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E’ giunto ormai agli sgoccioli il processo a carico di Manuel Pecci, 31 anni, Emanuele Erasmi, 51 anni e Ionel Pavel, 36 anni, i tre imputati arrestati a conclusione dell’operazione Erostrato il 25 gennaio del 2019, ai quali viene contestata solo l’aggravante del metodo mafioso.
I tre uomini sono rappresentati dagli avvocati Carlo Taormina, Fausto Barili, Giuliano Migliorati e Michele Ranucci. Ieri, lunedì 21 giugno, in aula, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, subentrato al giudice Gaetano Mautone, è stato sentito il padre di Emanuele Erasmi, ultimo teste compreso nella lista che è stata fornita dalla difesa.

 

“Nel 2015 la nostra ditta era in grosse difficoltà dal punto di vista economico - ha raccontato il padre di Erasmi -. Peraltro avevamo in ballo anche degli oneri nei confronti del consorzio. La contabilità la gestiva mio figlio e io lo aiutavo nella gestione di tutto il resto. Avevamo dei problemi lavorativi dal 2015 con un altro imprenditore, il quale ci doveva una somma pari a circa 13 mila euro di fatture non pagate – ha riferito ancora il testimone in aula -. Per cercare di uscirne, decidemmo di consultare anche un legale, il quale ci sconsigliò di intentare una causa civile per rientrare della somma, in quanto il conto della azienda gestita da quest’uomo era scoperto. Ci disse, infatti, che dai riscontri effettuati risultava ci fossero solo 30 euro. Un paio di anni dopo, io e mio figlio incontrammo il creditore per caso e quando provammo a parlargli, chiedendogli di saldare il conto, iniziò a inveire contro di noi, dicendocene di tutti i colori e, come se non bastasse, mandandoci a quel paese. Insomma, ci trattò malissimo".

 

"Conosco questo suo amico che fece da tramite perché siamo vicini di casa, ma non conosco queste persone con cui mio figlio entrò in contatto e non ero a conoscenza del fatto che conoscesse questi individui. Scoprii il tutto solo quando Emanuele fu arrestato. Quella mattina dovevamo andare insieme a Roma per incontrare un architetto per alcuni lavori, ma lui non arrivò. Poi seppi perché non si presentò all’appuntamento. Per me fu un fulmine a ciel sereno. Credo che non si fosse accorto di essere finito in una situazione più grande di lui. Si trovò in mezzo senza sapere come. Non ha mai fatto del male a nessuno”, ha concluse il padre di Emanuele Erasmi.
Al termine dell’udienza il collegio si è riunito in camera di consiglio per definire il calendario delle prossime udienze che saranno dedicate interamente alla discussione, concedendo anche una ulteriore scadenza alle parti, qualora ritenessero necessario produrre e consegnare un’aggiuntiva produzione documentale. Dunque, secondo il cambio di programma, le ultime due sedute sono previste per i prossimi 18 ottobre e 25 novembre. La sentenza slitterà dunque al 16 dicembre.