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Viterbo, rifiuti. Scontro in Consiglio su linee guida per l'appalto

Alessandro Quami
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Alle 23 e 24 di giovedì 17 giugno si è chiusa la maratona di oltre 7 ore che ha portato il consiglio comunale ad approvare i servizi e i costi (linee guida) del nuovo appalto per i rifiuti. La maggioranza, con 18 voti favorevoli, ha portato a casa la proposta di delibera a firma del sindaco e assessore all'Ambiente Giovanni Arena. La minoranza ha votato contro (10 i no), mentre al momento del voto erano assenti i consiglieri Vittorio Galati, Fabrizio Purchiaroni, Paolo Muroni, Francesco Serra.

 

Una delibera che ha stabilito i punti fermi del nuovo contratto di sei anni, che non partirà il 1° settembre prossimo, quando scadrà l'appalto ponte, ma che è la base programmatica su cui redigere il capitolato per il nuovo bando di gara. In due mesi e mezzo scarsi non si fa in tempo ad approvare il Pef dei rifiuti (il piano economico e finanziario che indica i livelli dei servizi, autorizza la spesa preventivata, determina i relativi costi); a redigere il capitolato; a pubblicizzare il bando di gara; a trovare le aziende che si occuperanno per 6 anni della raccolta e della spazzatura del centro di Viterbo, delle periferie e delle case sparse tra campagna e città. In 70 giorni al massimo si può bandire la nuova gara. “Facciamo partire il bando di gara – ha detto il sindaco in aula – poi faremo un'altra proroga del contratto attuale”.

 

È proprio su questi ritardi che l'opposizione ha tuonato: “Dopo tre anni di governo e tre rinvii tra appalto ponte e proroghe, ci risiamo: la scadenza è il 31 agosto e con ogni probabilità servirà un'altra proroga di almeno 6 mesi, se non un anno. È una responsabilità politica del sindaco e della maggioranza”, ha ribadito il capogruppo Pd Alvaro Ricci. Il quale aveva presentato un emendamento al testo della maggioranza, che è stato bocciato come tutti quelli (30) presentati dalle minoranze: Ricci aveva chiesto di accorpare le zone C (servite dalle isole di prossimità), e con i risparmi ottenuti dotare le isole ecologiche di strumenti moderni per migliorare la sicurezza e il controllo dei conferimenti. Proposta respinta dalla maggioranza.
La capogruppo di Viterbo 2020, Chiara Frontini, ha presentato 29 emendamenti: in uno chiedeva di raddoppiare lo svuotamento dei cestini nei fine settimana e d’estate. Frontini mostra in aula foto di raccoglitori che traboccano immondizia. Ma anche in questo caso la maggioranza rigetta. Invece il centrodestra ha detto sì agli emendamenti propri, come quello che ha ripreso i suggerimenti del consigliere di Fondazione Gianmaria Santucci, che ha rimarcato la necessità di una maggiore campagna informativa per i residenti delle zone C, in quanto nelle isole di prossimità sarà introdotta la differenziata sull'organico. Dopo quasi 7 ore e mezza di discussioni e polemiche, si è arrivati al voto del documento della maggioranza. Una proposta di delibera definita “inemendabile” dal pentastellato Massimo Erbetti. E che il consigliere di minoranza Giacomo Barelli ha bocciato con una battuta sferzante: “Non è una delibera sui rifiuti, ma un rifiuto di delibera. In quasi tre anni, tra proroghe e appalti ponte, ciò che rimane è che il servizio non è migliorato. Questo interessa alla gente. Invece questa maggioranza ha perso un ulteriore anno per riproporre, di fatto, le stesse linee guida dell'appalto ponte. Si faceva prima a copiarlo”. Ecco i punti salienti del futuro contratto dei rifiuti: durerà 6 anni (48 mesi più altri 24); costo di circa 12,5 milioni annui; taglio graduale di 8 isole di prossimità (il 20 per cento delle attuali) introducendo il porta a porta nelle zone C; incremento di costi di tre milioni per il rincaro fatto dalla Regione del servizio in discarica; aumento previsto della Tari del 5 per cento; obiettivo del 65 per cento di raccolta differenziata (con tendenza al 75%), partendo dall'attuale 58%. La pulizia dei bagni pubblici (risparmio di 66mila euro) e il taglio delle erbe infestanti (73mila euro) andranno appaltati in modo autonomo.