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Viterbo, arsenico nell'acqua. Progetto per la miscelazione con le sorgenti reatine del Peschiera

Massimiliano Conti
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E’ l’acquedotto del Peschiera la soluzione finale del problema arsenico in provincia. C’è già un progetto preliminare di adduzione delle acque reatine stilato dall’Ato, fatto proprio dalla Regione e da quest’ultima trasmesso al governo per poter attingere ai fondi del Recovery Fund. Un intervento da 300 milioni che prevede la miscelazione delle acque provenienti dalle sorgenti pulite del Reatino con quelle sature di arsenico della Tuscia, in modo da diluire e abbattere le concentrazioni attuali. Concentrazioni tenute sotto i limiti di legge (10 microgrammi per litro) con gli impianti di potabilizzazione, la cui manutenzione costa ai cittadini oltre 9 milioni di l’anno.

A fare cenno a questo faraonico progetto sono stati l’amministratore unico di Talete Salvatore Genova e il responsabile della segreteria tecnica dell’Ato, l’ingegner Giancarlo Daniele, ieri mattina, venerdì 18 giugno, durante una conferenza stampa voluta dal manager per rispondere alla tempesta mediatica - dovuta al combinato disposto tra acque contaminate e tariffe salate - che nelle ultime settimane si è abbattuta sull’azienda di via Romiti, complici anche i servizi di alcuni programmi televisivi nazionali. Genova ha approfittato della sua prima uscita pubblica per annunciare anche le tre manifestazioni di interesse pervenute nell’ambito della ricerca di un partner privato a cui cedere il 40% delle quote. I nomi per ora restano top secret perché, ha spiegato Genova, la procedura è in atto (i tempi sono lunghi dal momento che serve il via libera di tutti e 32 i consigli comunali dei paesi che fanno parte della spa). Nella triade c’è il colosso romano Acea, a cui portano sempre tutte le strade della privatizzazione, e anche quella dello stesso acquedotto del Peschiera.

 

“Con circa 130 km di condotte - si legge sul sito del gruppo Acea (di cui il Comune di Roma è principale azionista) - è uno dei più grandi acquedotti da sorgente in Europa e nel Mondo. Da 80 anni garantisce circa l’80% del fabbisogno idrico degli oltre 3 milioni di abitanti di Roma, di molti Comuni del Reatino, della Bassa Sabina e della costa settentrionale del Lazio, da Fiumicino a Civitavecchia. L’acqua che sgorga dalle sorgenti resta nel sottosuolo per 15-20 anni prima di essere erogata, ciò ne garantisce l’elevata purezza”. A questo progetto di miscelazione, per la cronaca, di recente ha fatto riferimento anche l’assessora regionale alla transizione ecologica, la pentastellata Roberta Lombardi: “Accedendo a parte dei fondi del Pnrr (il piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr), che prevede 3 miliardi da destinare alle infrastrutture idriche avremo le risorse necessarie per la manutenzione dei dearsenificatori e per la miscelazione delle acque. Questo permetterebbe di scongiurare l’ingresso di privati nella Talete”. Peccato che miscelazione e privatizzazione, sotto il segno di Acea-acquedotto del Peschiera, in questo momento sembrino due facce della stessa medaglia.