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Viterbo, appalto rifiuti: maratona in Consiglio. Frontini: "La Tari aumenterà per un servizio scadente"

Alessandro Quami
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Maratona in aula sulle linee guida per il nuovo appalto dei rifiuti di sei anni, che vedrà un aumento della Tari e una riduzione graduale delle attuali isole di prossimità. Ieri, giovedì 17 giugno,  il Consiglio comunale ha affrontato la proposta per il nuovo contratto pluriennale della nettezza urbana. Che, a meno di miracolosi recuperi, non potrà prendere il via il 1° settembre, come avrebbe dovuto accadere se la giunta Arena e gli uffici comunali avessero preparato per tempo il capitolato alla base del bando.

 

Ritardi che l’opposizione ha rinfacciato al centrodestra: “Avete avuto tre anni per preparare l’appalto e dopo rinvii e contratti ponte dovrete fare un’ulteriore proroga di 6 mesi”, ha tuonato dai banchi della minoranza il capogruppo Pd Alvaro Ricci. Infatti, il servizio attuale incorporato in un appalto ponte scade il 31 agosto. Un contratto sui rifiuti e sullo spazzamento che, nella proposta della maggioranza, durerà 6 anni (48 mesi più altri 24); che costerà 12,5 milioni all'anno e vedrà il taglio graduale di 8 isole di prossimità (il 20% delle attuali), introducendo il porta a porta nelle zone C. Avrà un incremento di costi di tre milioni (aumento che peraltro i viterbesi già stanno pagando nel servizio erogato tramite l’appalto ponte in vigore da un anno) a causa del rincaro fatto dalla Regione del servizio in discarica, cui si aggiungono maggiori spese per la manodopera. Il contratto produrrà un aumento della Tari (in aula si è parlato del 5%); che perseguirà come obiettivo il 65% della differenziata (con tendenza al 75%), partendo dall’attuale 58%. Dovrà informare meglio gli utenti delle zone C (come da emendamento della maggioranza) e non conterrà la pulizia dei bagni pubblici (risparmio di 66mila euro) e il taglio delle erbe infestanti (73mila euro), servizi che andranno appaltati in modo autonomo. Il servizio è rivolto a 35.769 famiglie e 6.282 imprese e operatori economici. Le zone da servire sono la A (centro storico), la B (abitati esterni al centro storico) e la C, vale a dire il territorio delle case sparse coperte dalle isole di prossimità.

 

Nella seduta di ieri, le minoranze hanno presentato 30 emendamenti e la maggioranza tre. Di questi, 29 erano di Viterbo 2020: “La Tari aumenta del 5% (dopo il 7,8% del 2019) per un servizio sempre più scadente – ha tuonato Chiara Frontini -. Inoltre, questa gara sarà appaltata nel prossimo anno, quindi i 6 anni del contratto condizioneranno anche la prossima consiliatura”. Proposta di delibera considerata “inemendabile” dal pentastellato Erbetti: “Non avete un’idea sui rifiuti”. Durante la discussione, il dirigente Eugenio Monaco ha spiegato che “l’importo a base d’asta è 9,3 milioni, e si alza coi maggiori costi in discarica di 3 milioni”. Sulla Tari: “L’aumento delle tariffe è del 10%, il 5% ammortizzato coi fondi di bilancio. Quindi, l’incremento netto delle tariffe è del 5%”. Sulla divisione della città in zone di raccolta: “Le A e B saranno coperte dal porta a porta, e le zone C con le isole di prossimità, ma c'è il progetto di ridurle di 8 unità partendo da quelle con più densità abitativa”. Inoltre, Monaco ha spiegato come nei sei anni del nuovo contratto si attendono anche risparmi in base alla migliore qualità di raccolta, il che coinvolge il comportamento dei cittadini nel conferimento: “Nelle zone C, il beneficio si potrà avere non nel rapporto organico su indifferenziato (la raccolta costa come la raccolta del secco residuo), ma nel rapporto secco residuo su altre frazioni, vale a dire plastica, metallo, vetro carta e cartone”.